Spente le telecamere di sorveglianza di piazza Taksim, mentre nell’attiguo parco Gezi i lacrimogeni continuano a coprire la visuale e decine di avvocati pro Gezi sono stati costretti a entrare nel palazzo di giustizia e si trovano in stato di fermo per aver manifestato fuori dal palazzo a favore dei manifestanti, è iniziata la retata della polizia nella sede del partito socialista democratico turco Sdp. Per ora indiscrezioni parlano di 70 militanti arrestati. L’ordine è arrivato dal governatore di Istanbul, Huseyin Mutlu, perché l’uomo che questa mattina a piazza Taksim ha lanciato una molotov contro un Toma, il veicolo comunale di sicurezza in grado di sparare potentissimi getti d’acqua, si riparava con uno scudo di cartone nero con la scritta a mano Sdp.

Chi vorrà indagare su quanto sta accadendo oggi, dovrà quindi affidarsi solo ai cellulari e alle telecamere dei giornalisti e degli occupanti rimasti nella piazza. Intanto la strategia “divide et impera” messa in atto dal governatore di Istanbul (figura scelta direttamente dal governo e molto più influente del sindaco) era stata ufficialmente dichiarata a metà mattina in diretta su tutti canali televisivi turchi. Huseyin Mutlu ha spiegato che la rimozione da parte di centinaia di poliziotti in assetto antisommossa degli striscioni di protesta, affissi sulla facciata del palazzo dell’Opera a piazza Taksim a ridosso di Gezi park, è stata solo un’operazione di prassi visto che si trattava di cartellonistica abusiva.

Niente a che vedere con la protesta di Occupygezi. “I manifestanti di Gezi non devono temere nulla, li ho affidati ai loro fratelli poliziotti che li stanno difendendo dai provocatori di Taksim”. E infatti, nemmeno una mezz’ora dopo l’inizio della “pulizia”, a seguito della distruzione delle barricate, i provocatori, guarda caso, appaiono. Sono due persone con gli scudi che lanciano una molotov contro il muso del gigantesco Toma. Da quel momento la piazza viene invasa dai gas lacrimogeni, sparati con puntualità dagli agenti con casco e visiera oscurata. “Forse il governatore non sa che il gas si diffonde rapidamente nel raggio di centinai di metri quadrati”, grida con voce roca la studentessa universitaria di cinema Elif di Occupygezi, da dietro la mascherina bianca che non fornisce alcuna barriera efficace al gas.

“Sarebbe questo il modo del governatore di proteggerci? Invece di arrestare quei due che hanno lanciato le molotov, hanno subito sparato i gas. Sarebbe stato molto facile catturali, visto che era mattina e sulla piazza c’era poca gente e noi ci stavamo appena svegliando. Ma forse quei due non erano dei nostri ma degli infiltrati della polizia o del partito di Erdogan”, dice dietro un paio di occhialini da nuoto con le lenti scure, schiacciate sugli occhi, il ventitreenne Bulent, uno studente di architettura che da due settimane, cioè dal primo giorno della protesta, dorme a Gezi dentro una tenda. “I gas che ci hanno sparato mentre ancora dormivamo durante la prima notte della protesta mi hanno provocato una congiuntivite fortissima, devo prendere persino il cortisone, ma io da qui non me ne vado. Questo non è solo un parco ma anche il simbolo della libertà di parola. Sotto questi alberi, il lavoratori ogni primo maggio vengono a celebrare le proprie conquiste contro il capitalismo avido e corrotto. Questo parco e piazza Taksim non potranno diventare mai il luogo della celebrazione del consumismo imposto dalle multinazionali e della memoria di un gruppo di militari che si sono ribellati alla repubblica per motivi religiosi”.

Se Erdogan ha spiegato nuovamente che Gezi park non verrà trasformato in un centro commerciale, come era previsto inizialmente, “per mancanza di spazio sufficiente” a ospitare piani e piani di prodotti, a mezzogiorno ha tenuto un’audizione dagli scranni del suo partito in Parlamento (Tbmm) confermando che “gli alberi di Gezi verranno tagliati e spostati altrove perché il progetto edilizio andrà avanti”. Cioè la ricostruzione della “mitica”caserma di militari timorati di Allah. E non c’è nulla da aggiungere.