Ogni maturità ha il suo tormentone. Quello dell’edizione 2013, al via il 19 giugno, è il ‘bonus maturità’, ovvero il punteggio extra che gli studenti più meritevoli – queste le intenzioni – si vedranno assegnare ai test di ingresso per le facoltà a numero chiuso. Ma per come è stato definito da Francesco Profumo, il bonus rischia di non premiare chi davvero se lo merita. E ai timori dei quasi 500mila ragazzi in procinto di affrontare l’esame, si sono aggiunti quelli dei rettori delle università, preoccupati di vedersi bloccare nei prossimi mesi le procedure di selezione da una pioggia di ricorsi. Così sulla questione è intervenuto il neo ministro Maria Chiara Carrozza, che è pronto a firmare un nuovo decreto ministeriale per correggere il tiro rispetto a quello precedente.

La storia del bonus maturità parte da lontano. Ben prima che i tecnici di Mario Monti si insediassero a Palazzo Chigi, era stato previsto nel 2008 da un decreto legislativo dell’esecutivo guidato da Romano Prodi. L’idea era quella di considerare, per l’accesso alle università, non solo i risultati del test d’ingresso, ma anche i voti alle superiori. Di rinvio in rinvio, l’introduzione del bonus è sempre stata accantonata. Fino al 24 aprile scorso: nel giorno in cui Enrico Letta riceveva l’incarico di formare il nuovo governo, nella sede del Miur di viale Trastevere si sfruttavano gli ultimi attimi a disposizione per mettere una firma sotto i criteri per assegnare il punteggio extra, la grande novità di quest’anno. Ai test delle facoltà a numero chiuso, come Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e Professioni sanitarie, un massimo di 90 punti verrà assegnato in base alle risposte date ai quesiti stessi, mentre un bonus da 4 a 10 punti verrà dato in base al risultato della maturità.

E qui sta l’inghippo. Perché per avere un sistema bilanciato a livello nazionale, Profumo ha pensato di prendere in considerazione non il voto in valore assoluto, ma il voto pesato in base ai risultati dello stesso istituto nell’anno precedente, purché maggiore di 80/100. Per avere il massimo di 10 punti, uno studente deve ottenere almeno il voto superato nel 2011/2012 dal 5 per cento dei ragazzi della scuola. Per ottenerne 8 deve prendere più del voto superato dal 10 per cento. E così via, per ottenere il bonus da 6 e 4 punti, secondo un sistema che prende in considerazione i cosiddetti ‘percentili’. Un sistema piuttosto complicato, che rischia di causare ingiustizie: a parità di voto di maturità, uno studente ottiene un bonus più alto se si diploma in un istituto dove l’anno scorso i voti erano bassi.

Secondo Lavoce.info a fare le spese di questo metodo potrebbero essere proprio gli studenti più bravi. I candidati alla maturità hanno così levato più di una protesta, mentre i rettori delle università hanno chiesto la revisione dei criteri, se non addirittura un nuovo rinvio per il battesimo del bonus. Rinvio impossibile, ha fatto sapere il ministro Carrozza. Perché sarebbe necessario un decreto del governo. Possibile invece qualche modifica, con un decreto ministeriale che sostituisca il precedente. E qui il ministro si è impegnato a basare il bonus sul lavoro delle singole commissioni esaminatrici, non più sui risultati dell’istituto nell’anno precedente. La firma del nuovo documento è prevista per mercoledì 12 giugno. Nuovi criteri, quindi. E, chissà, un possibile tormentone bis.

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