Ineludibile il processo di riforme della seconda parte della Costituzione“. E’ il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un incontro al Quirinale con i 330 magistrati ordinari in tirocinio, a definire necessario il processo riformatore della seconda parte della Carta fondamentale. L’invito, poi, è quello a “vestire i panni dell’equilibrio come una seconda natura”. Il Capo dello Stato, di fronte ai magistrati, ha più volte richiamato la necessità di “imparzialità ed equilibrio” che devono essere al centro della loro azione. E ha sottolineato la necessità di un ancoraggio “ai principi fondamentali della Costituzione”. 

Il Capo dello Stato ha chiesto di mettere un freno a il conflitto tra poteri, ribadendo l’indispensabilità del rispetto verso la Consulta. “Serve spirito di reciproco rispetto e leale collaborazione, oltre che di riconoscimento verso il giudice delle leggi, ossia la Corte Costituzionale, chiamata ad arbitrare anche il conflitto tra poteri dello Stato”. E ha ribadito quelli che sono “i tratti distintivi” della magistratura: “L’indipendenza, l’imparzialità, l’equilibrio dell’amministrazione della giustizia sono più che mai indispensabili”. Soprattutto, ha sottolineato Napolitano, “in un contesto di persistenti tensioni e difficili equilibri sia sul piano politico che istituzionale”.

”Occorre che ogni singolo magistrato sia pienamente consapevole della portata degli effetti, talora assai rilevanti, che un suo atto può produrre anche al di là delle parti processuali – ha aggiunto l’inquilino del Colle – credo che dinanzi alle criticità che oggi presentano, nel loro rapporto con i cittadini e quindi con i cittadini-elettori, le istituzioni rappresentative nelle quali si esprimono e operano le forze politiche, ancora più decisiva si faccia la qualità del vostro operare, e con essa la linearità del vostro impegno nell’esercizio di un ruolo così peculiare”.

Poi un avvertimento riguardo ai tagli ai tribunali:  ”E’ scandaloso e inaccettabile rimettere in discussione la riforma delle circoscrizioni giudiziarie per ciechi motivi di particolarismo anche politico”. E infine una strigliata alle toghe, anche alla presenza del presidente del Consiglio superiore della Magistratura Vietti. ” Il Csm non è un organo di mera autodifesa, bensì un organo di autogoverno, che concorre alle riforme obiettivamente necessarie” della giustizia.