La città di Trapani non vuole apporre il suo stemma nei titoli di coda di un documentario su Mauro Rostagno. Motivo? Il giornalista e sociologo assassinato a Valderice il 26 settembre del 1988 non può essere inserito tra le manifestazioni promozionali della città di Trapani. Ovvero non è un simbolo che promuove positivamente la città siciliana, nonostante a Trapani Rostagno ci abbia perso la vita, mentre faceva il giornalista ad Rtc, la tv locale trapanese dove dirigeva il telegiornale. A deciderlo è stato Vito Damiano, sindaco Pdl della città delle Saline, che ha rifiutato la proposta di patrocinio gratuito arrivata dalla Memento, una società di produzione audiovisiva gestita da alcuni giovani giornalisti freelance. “L’anno scorso siamo arrivati in finale al festival del giornalismo di Perugia con un video su Rostagno intitolato ‘Sanatano’. Adesso vorremmo realizzare un documentario più lungo sempre sulla storia del giornalista piemontese trapiantato a Trapani” racconta Andrea Ossino, uno dei promotori dell’iniziativa. I ragazzi hanno quindi cominciato a cercare di reperire dei fondi per realizzare il documentario. “Nonostante abbiamo oltrepassato il punteggio richiesto da un bando indetto dal Ministero dei Beni Culturali, i fondi messi a disposizione dal nostro Stato, non sono bastati a finanziare la nostra opera. Ma fortunatamente il ministero ha riconosciuto l’interesse culturale del documentario”. A quel punto hanno quindi deciso di coinvolgere gli enti siciliani che potevano essere interessati: primo tra tutti il comune di Trapani, dove Rostagno ha vissuto l’ultima parte della sua vita e dove è ancora in corso il primo processo sul suo omicidio e che vede alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga ed il killer Vito Mazzara.

Il momento però è critico: i comuni hanno le casse vuote. È per questo che Ossino e i suoi colleghi non si stupiscono se l’8 aprile scorso il sindaco Damiano li informa con una missiva che “ la condizione economico finanziaria dell’ente, in relazione all’attuale fase di redazione del bilancio di previsione, non consente l’assunzione di alcun impegno di spesa”. I ragazzi però si accontenterebbero anche di un feedback minore, un patrocinio gratuito per apporre il simbolo della Città di Trapani nei titoli di coda del loro documentario. Un gesto più simbolico che sostanziale. Anche lì però picche. “Nel riconoscere il valore culturale dell’iniziativa, non si ritiene che essa possa rientrare tra le manifestazioni promozionali per la città di Trapani”si legge in una seconda lettera del 10 maggio scorso, firmata sempre dal primo cittadino Damiano. “Restiamo sbalorditi – commentano i ragazzi – dalla miopia di un’amministrazione che non ritiene Mauro Rostagno, la sua vita al servizio della città di Trapani, la sua morte per mano dei mafiosi trapanesi, una promozione per la città di Trapani. Ciò è ancora più grave in un momento storico importante dove, finalmente, dopo 24 anni, il primo processo sulla morte del sociologo e giornalista sta volgendo al termine”. Damiano, poco dopo il suo insediamento, si era fatto segnalare per un’opinabile dichiarazione e su Cosa Nostra. “Non bisogna parlare di mafia perché si rischia di darle soltanto troppa importanza, i progetti dove si parla sempre e solo male della mafia, in realtà danno importanza ai mafiosi” sosteneva il sindaco appena un anno fa.

E oggi, se a Trapani non si reputa Rostagno promozionalmente positivo per la città, diverso è il discorso per la vicina città di Erice, dove l’amministrazione ha subito dato il via libera per patrocinare gratuitamente la produzione del documentario. Che adesso sta cercando di reperire fondi on line. “Abbiamo deciso – spiega Ossino – di rivolgerci direttamente alla sensibilità degli italiani facendo partire una campagna di produzione dal basso dove ogni utente può diventare produttore del documentario andando direttamente sul link della pagina creata appositamente per tale scopo”. Come dire: dove non arriva la sensibilità delle istituzioni, magari potrebbe arrivare quella dei semplici cittadini.

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