Non c’è tregua per il mercato dell’auto italiano e soprattutto per Fiat. Nel mese di maggio sono state immatricolate in Italia 136.129 nuove vetture, in calo del 7,98% rispetto alle 147.942 di un anno fa. E l’azienda torinese ne ha vendute 41.172, in flessione dell’11,69% dalle 46.622 dell’anno scorso. Ad aprile le vendite del Lingotto avevano ceduto il 14,4%, tornando a perdere dopo una lieve tregua a marzo. Nel terzo mese del 2013 il gruppo aveva infatti immatricolato 37.957 nuove vetture, in aumento del 5,33% rispetto all’anno prima, grazie anche agli incentivi statali partiti dal 14 marzo per i veicoli elettrici, ibridi o a gas. Aiuti che, come ha fatto sapere il ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, il governo non intende più concedere.

Considerando l’intero settore, secondo il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, nei primi cinque mesi del 2013 le immatricolazioni si sono attestate a 608.579 unità, in flessione dell’11,3% rispetto allo stesso periodo del 2012. Mentre il Lingotto nello stesso periodo ha venduto 179.562 vetture, in calo del 10,74% rispetto allo stesso periodo del 2012. A maggio la quota di mercato del gruppo torinese in Italia si è attestata al 30,24%, in calo rispetto al 31,51% di un anno fa e in leggero miglioramento rispetto al 30,2% di aprile. “Le immatricolazioni di Fiat Group Automobiles sono state condizionate dalla mancata fornitura al gruppo di componenti per alcuni modelli, con conseguenti ritardi nelle consegne: sono quasi 3mila le vetture vendute che non è stato possibile consegnare ai clienti”, ha precisato l’azienda in un comunicato, specificando che le cinque auto più vendute sono state Panda, Punto, 500, Ypsilon e 500L.

“Alcuni per maggio avevano pronosticato un recupero, ma così purtroppo non è”, ha commentato Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari del settore. “La filiera italiana dell’automotive che ha bisogno di provvedimenti immediati del governo, sulla traccia di quelli appena varati per l’edilizia”, ha aggiunto, perché “il nostro settore è come fosse stato colpito da un forte terremoto”. E ha poi ricordato che “lo scorso anno è stato un disastro e quest’anno, proiettando la tendenza dei primi cinque mesi, potrebbe segnare un mercato a 1.200.000 pezzi: rivolgiamo perciò un appello immediato al governo Letta per studiare insieme a noi e ai costruttori dei provvedimenti che possano ampliare il mercato”.