Sulla sconfitta del Movimento Cinque Stelle alle amministrative pesano le polemiche interne e la difficoltà dell’azione in Parlamento. E’ l’analisi di Stefano Rodotà, storico esponente del centrosinistra molto aprrezzato dall’area grillina, intervistato dal Corriere della Sera. Che consiglia al movimento un deciso “cambio di passo”. La prima ragione della sconfitta “è politica”, afferma Rodotà. “Hanno inciso sul voto i conflitti, le difficoltà e le polemiche di queste settimane”. La seconda “è che avevo detto che la parlamentarizzazione dei Cinque Stelle non sarebbe stata indolore. E così è stato». L’ex garante della Privacy punta il dito contro i meccanmismi decisionali interni, vanto dei Cinque Stelle dal punto di vista della trasparenza e della partecipazione dal basso. “Faccio una battuta: quando si lavora in Parlamento, non è che di fronte a un emendamento in commissione vado a consultare la rete. Serve un cambiamento di passo”. Cambiamento che secondo Rodotà deve tradursi in una maggiore autonomia dei parlamentari, che dovrebbero essere liberi di “elaborare strategie”. 

Il voto politico, inoltre, è profondamente diverso da quello delle amministrative. “Non hanno capito che la rete non funziona nello stesso modo in una realtà locale o su scala nazionale. Puoi lanciare un attacco frontale, ma funziona solo se parli al Paese”, continua Rodotà. “In queste elezioni hanno perso i due grandi comunicatori: Grillo e Berlusconi». Senza contare che nel voto per i sindaci e i consigli comunali, pesano molto il valore e la notorietà dei candidati. Anche per questo “serve l’insediamento a livello locale. Il candidato sconosciuto della rete si trova in difficoltà rispetto a chi ha una forte presenza territoriale”.

Il conclusione, l’esortazione a Beppe Grillo e a Gian Roberto Casaleggio. I “vertici” dei Cinque Stelle “devono rendersi conto che siamo entrati in una fase nuova e che quello che ha determinato il successo non è un ingrediente che può essere replicato all’infinito. Per esempio: alle Europee cosa faranno? Una campagna fortemente antieuropeista, come Berlusconi? Sarebbe un rischio enorme”.