Cresce finalmente la consapevolezza della pericolosità sociale delle slot machine, di gran lunga il più insidioso fra i giochi d’azzardo.

Ma nell’Italia del sensazionalismo, per scuotere i media c’è voluto un tragico fatto di cronaca, la sparatoria nel Piazzale del Quirinale. Quando si è saputo che Luigi Preiti, autore del folle gesto, aveva sperperato il suo denaro con le diaboliche macchinette, i media si sono scatenati.

E comunque era ora che arrivassero inchieste, servizi, articoli.

Con una certa soddisfazione ho anche constatato l’aumentata precisione delle informazioni fornite. Solo qualche mese fa quasi tutti erano caduti nella trappola di fare del poker dal vivo un finto obiettivo, oggi per fortuna sul banco degli imputati c’è il vero colpevole, le slot machine, appunto. E bisogna riconoscere che con le sue inchieste dello scorso ottobre Il Fatto Quotidiano è stato davvero un apripista.

Si snocciolano dati sul giocato e sullo speso, si mettono in luce i rapporti con la criminalità organizzata.

Solo una precisazione, quando si sente parlare di Videopoker, il poker giocato non c’entra proprio nulla, siamo sempre nell’ambito delle slot: anziché allineare campanelle si fanno combinazioni con le carte.

Recentissimo uno studio dell’Università Cattolica di Brescia (commissionato dal Codacons) sul boom delle ludopatie, che i puristi preferiscono chiamare gioco patologico.

Se ne conclude che tra i giocatori, sono più a rischio le persone più fragili socialmente e culturalmente, come del resto era lecito aspettarsi. Quelli con nazionalità estera sono più a rischio degli italiani, i disoccupati sono più a rischio di chi ha un buon lavoro, chi ha la terza media è più a rischio dei laureati. Logico. E poi anche gli uomini sono più a rischio (leggermente) delle donne.

La crescita della consapevolezza, l’identificazione del problema, è già un buon primo passo. Il prossimo sarà intervenire, mettere in atto qualche rimedio, in barba agli interessi delle lobby e delle cosche.

Intanto bisognerebbe proibire le slot in tutti i locali pubblici, dove invece stanno dilagando. Ma possiamo aspettarci che cotanto governo che ci ritroviamo sia in grado davvero di prendere una simile provvedimento d’urgenza?

Poi bisognerebbe mettersi con calma a fare ordine in tutta la materia. Non ha senso abolire il gioco d’azzardo tour court, la storia ci insegna che il proibizionismo non ha mai portato buoni frutti.

Una possibile strada sarebbe quella di liberalizzare (ma imponendo il rispetto di ferree regole) i casinò in Italia, che attualmente sono solo 4 e del tutto obsoleti. Le slot starebbero solo nei casinò, dove chi gioca deve quanto meno identificarsi.

Sarebbe un vantaggio anche per i giocatori, infatti nei bar le slot (ammesso che non siano truccate o addirittura scollegate dalla rete AAMS) restituiscono intorno all’85% del giocato, mentre nei casinò la restituzione sale al 92-94% e per giunta ci sono molti più controlli. A Las Vegas, dove c’è tantissima concorrenza, le slot arrivano a restituire anche il 97%. La scelta migliore è sempre non giocare, ma se proprio voleste toglievi lo sfizio, cosa preferireste: un ritorno del 97% sicuro e controllato oppure un ritorno dell’85% incerto e senza controllo?

Mi sembra una delle geniali situazioni che proponeva il “filosofo” Massimo Catalano: “Meglio ricchi e sani che poveri e malati!”