Sicuramente ci avrete già pensato: il termine “berlusconismo” è entrato nel linguaggio comune. Ed una sua caratteristica è che, nato come neologismo positivo (simbolo di successo in affari e politica), oggi invece sta ad indicare qualcosa di decisamente negativo, anche se non facilmente definibile. Dev’essere la prima volta che un neologismo entra nella lingua italiana ma non si sa bene per indicare che cosa. Pensate ad un qualsiasi altro neologismo, ad esempio “fantozziano”. Sappiamo bene a cosa si riferisce, una persona goffa, prona ai voleri dei più forti, che culla sogni irrealizzabili. Oggi invece “berlusconismo” non si sa bene cosa stia a significare, ma sicuramente indica qualcosa di marcatamente negativo.

Se posso esprimere un mio modo di vedere, oggi questo termine sta ad indicare la completa assenza di valori e di morale che dilaga dal mondo imprenditoriale, a quello sindacale (salvo rare eccezioni), da quello politico, a quello sociale.

Il berlusconismo sembra interpretare i peggiori difetti che da sempre, anche nel campo delle barzellette (che infatti tanto piacciono al non detto), vengono attribuiti al popolo italiano. Su tutti la furbizia e la prevaricazione sugli altri. Uniti, in una sorta di brodo primordiale di pazzagliana memoria, alla ricerca del prestigio e della ricchezza a tutti i costi, alla cultura essenzialmente televisiva, alla prevalenza dell’apparire sull’essere (“in the future, everyone will be world-famous for 15 minutes”).

Ma il berlusconismo non è solo un fenomeno che si addice a chi vota il Cavaliere. È un fenomeno bipartisan, tripartizan, insomma, che si adatta a buona parte degli italiani, indipendentemente dalla crocetta che tracciano in cabina elettorale. Il Pd, ad esempio, è sicuramente affetto da berlusconismo. A partire dalla famosa, esemplare frase di D’Alema: “Mediaset è un patrimonio per il paese”. Proprio quella Mediaset che del berlusconismo è stata il principale veicolo.

Perché dico tutto questo da ambientalista? Perché l’ambientalismo è forse l’esatto opposto di questa chiamiamola forse, anzi sicuramente, esagerando “filosofia di vita”.

L’ambientalismo predica una comunione tra esseri viventi; non è legato al presente, ma guarda al futuro; critica aspramente la civiltà dei consumi; predica l’essere e non l’apparire; eccetera eccetera eccetera.

Detto questo, la nostra appare quasi come una battaglia contro i mulini a vento: come predicare la contrazione dei consumi, la morigeratezza, la sobrietà, la sensibilità verso tutte le forme di vita che ci circondano, come predicare tutto questo a chi nutre un sogno nel cassetto, tipo partecipare ad Amici oppure possedere una villa come la Certosa? Magari meno avere un proprio mausoleo.

Sconforto.