Non si placa a Sunderland la bufera su Di Canio. Dopo le violente polemiche sull’ingaggio di un tecnico dichiaratamente fascista, diradatesi al sole di una salvezza conquistata sul campo con un turno di anticipo, ecco i litigi con la squadra, le esclusioni dalle convocazioni e le multe comminate dal tecnico ai suoi giocatori, rei di non marciare compatti al suo volere. Infine, un durissimo scontro con il sindacato calciatori, accusato da Di Canio di essere intervenuto a sproposito a tutela dei giocatori, e invitato per questo a tacere. Una frase che ha scatenato un putiferio, anche perché pronunciata da un uomo che ha sulla schiena un enorme tatuaggio di Mussolini, che i sindacati li fece tacere con la violenza.

La lite con l’organizzazione dei calciatori è solo l’ultimo capitolo turbolento nell’esperienza del tecnico italiano sulla panchina dei biancorossi. Una polemica continua, iniziata sin dal suo insediamento. Di Canio a Sunderland instaura da subito un regime piuttosto severo: rispetto assoluto delle regole, dieta ferrea (eliminazione del ketchup), divieto di ogni distrazione (i telefonini a tavola), e multe salatissime per chi non si presenta agli allenamenti. Una strategia usata nel calcio dai cosiddetti sergenti di ferro come Mourinho o Capello, che crea diversi malumori nello spogliatoio ma che produce i suoi frutti in campo: martedì scorso con la sconfitta del Wigan nel recupero del match con l’Arsenal, il Sunderland guadagna matematicamente la salvezza con un turno di anticipo. La stessa notte di martedì, però, due giocatori, Bardsley e Kilgallon, decidono di festeggiare la permanenza in Premier in un casinò, e il primo si fa fotografare ubriaco marcio e circondato da banconote da 50 sterline.

La furia di Di Canio è incontenibile. Per 24 minuti della successiva conferenza stampa accusa i suoi giocatori di essere “arroganti, ignoranti e patetici” e conferma che i due non giocheranno mai più con la maglia del Sunderland. Le sue parole provocano la reazione piccata della compagna di Bardsley, che con un gioco di parole lo definisce uno psicotico melodrammatico, ma tutto sommato ricevono il plauso degli addetti ai lavori. I due hanno certamente esagerato. Nella stessa conferenza però Di Canio spiega che, solo nell’ultima settimana, è stato costretto a multare ben sette suoi giocatori per indisciplina. Qui interviene la Pfa, il sindacato calciatori, che dice di avere ricevuto diverse segnalazioni e lamentele da parte dei giocatori del Sunderland.

“Non voglio entrare in polemica con il suo tecnico – afferma Gordon Taylor, segretario della Pfa – ma ci sono delle regole uguali per tutti, cui non solo i giocatori ma anche le società devono sottostare. Ci sono dei procedimenti in corso, e se le multe non rispettano queste regole, i giocatori le avranno revocate in appello. Sono le stesse tutele di cui usufruiva Di Canio da calciatore”. E poi aggiunge: “Bisogna attenersi ai regolamenti, non è che a Sunderland si possa fare solo quello che vuole Paolo (Di Canio ndr.)” E qui arriva la risposta del tecnico italiano: “I giocatori appartengono al club che li paga e da questo sono stati multati. Sono sotto contratto con un’azienda privata, non sono mica pagati dal sindacato. Come si permette la Pfa di intervenire e di parlare?”. E a Sunderland è di nuovo bufera. Per Di Canio e nonostante la salvezza.