Ferrovie cinesi già al lavoro per strutturare le nuove reti di trasposto locali, multinazionali interessate agli scali aeroportuali regionali in un’ottica di trasporti aerei rapidi ed economici come negli Usa, l’idea di realizzare in Grecia una nuova vetrina informatica “europea” delle dimensioni della Hewlett Packard e la presenza della cinese Cosco nei cinque nuovissimi moli container nel porto di Pireo, oltre a cento battelli di ultima generazione che Atene acquisterà da Pechino. Sono i primi risultati del viaggio di affari intrapreso in oriente dal premier ellenico Antonis Samaras. Nella settimana dedicata a Pechino e a Baku a caccia di investitori, i numeri spiegano meglio di analisi e di commenti cosa ci guadagna la Grecia da una colonizzazione cinese e quanto i cittadini. Il Die Welt, dopo la Bild, si è addirittura spinto a definire Samaras l’uomo che ha condotto la Grecia del “Grexit” dall’euro a una permanenza più tranquilla. Ma a quale prezzo?

Il primo ministro ha assicurato che la Cina investirà oltre 250 miliardi di euro in Grecia, per via di un’economia finalmente estroversa e tarata su un programma di 28 privatizzazioni. “Il nostro mondo sta cambiando – ha detto lasciando Pechino e atterrando a Baku per la seconda tappa di questo tour commerciale – la Cina esporta in tutto il mondo, la Grecia è un membro dell’Ue e può diventare la porta d’ingresso per promuovere i prodotti cinesi in Europa”. Aggiungendo che la Grecia è la prima potenza marittima del mondo, tra l’altro proprio più di 100 navi sono greche attualmente in costruzione nei cantieri navali della Cina a costi non ancora quantificati. Ma al di là delle affinità tra Socrate e Confucio (“vissero all’incirca nello stesso tempo” ha detto Samaras presentandosi al meeting di sviluppo elleno-cinese, promosso dal governo di Pechino), incoraggiano i 400 milioni di turisti cinesi nel mondo di cui il 5% è previsto che farà tappa in Grecia. Su questa consapevolezza il governo di Atene ha studiato delle misure ad hoc, come una app per gli i-pad in lingua cinese disponibile per crocieristi e per i visitatori orientali, oltre a facilitazioni per quanto concerne i visti.

Ma il piatto forte degli accordi siglati si ritrovano nel campo delle infrastrutture e dell’informatica. Pechino si inserirà con prepotenza nel sistema ferroviario e aeroportuale greco. In prima battuta parteciperà, con l’intenzione di vincere, alle gare per l’aggiudicazione della privatizzazione delle ferrovie greche, in secondo luogo, come una sorta di operazione a tenaglia, investirà sugli aeroporti. Ma non solo su quello internazionale di Atene, il cui 33% è stato appena ceduto alla multinazionale canadese Hochtief, bensì rilevando i tredici scali regionali presenti su tutto il territorio greco e utilizzandoli (almeno queste sarebbero le intenzioni secondo fondi ministeriali) come gli scali statunitensi, con costi bassi e rapidità di spostamento e in un’ottica tarata sull’attrattività turistica destagionalizzata. Il punto di domanda è quanta percentuale di questo benessere ricadrà sui cittadini, dal momento che le nuove leggi sul costo del lavoro previste dal memorandum della troika hanno abbassato salari e welfare: di fatto un incentivo solo per chi investe.

Si aggiunga che la cinese Cosco ha già in mano i cinque nuovissimi moli containers che saranno sviluppati nell’imponente porto del Pireo, utilizzandolo come l’hub cinese verso il mercato europeo. Capitolo informatica: la Huawei e la ZTE sono due delle maggiori realtà high-tech del pianeta e sono cinesi. La prima ha un giro di affari di 35 miliardi di dollari e che in tre anni lieviterà fino a 70. Entrambe punterebbero a creare in Grecia un centro logistico come la Hewlett Packard. Rilevante il margine esistente nel settore marittimo, con opportunità che si aprono al 60% nel campo petrolifero e al 50% delle importazioni cinesi gestite da navi di proprietà greca. In parallelo, ben 146 sono le navi greche costruite in questo momento nei cantieri cinesi. Sotto l’Acropoli e nelle isole Cicladi quest’anno sono attesi migliaia di cinesi, ma non saranno solo turisti in cerca di souvenirs o di spiagge mozzafiato. Molti i magnati cinesi che ormai guardano all’Egeo come piattaforma di investimenti e di logistica verso l’Europa.

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