E’ stata cercata inutilmente e disperatamente per anni, sono state visionate fotografie, video, sono stati ascoltati decine e decine di testimoni, un ufficiale dei carabinieri è finito sotto accusa per poi essere prosciolto perché sospettato di essersene impossessato. E anche oggi, a distanza di oltre vent’anni, l’agenda rossa di Paolo Borsellino – il taccuino con lo stemma dei carabinieri in cui il giudice era solito annotare spunti investigativi, riflessioni e appunti scomparso subito dopo la strage di via D’Amelio – costringe tutti a farsi altre domande, a continuare a scavare e dubitare.

Il procuratore capo di Caltanissetta Lari: “L’oggetto non è accanto al corpo di Borsellino”. L’ultima domanda riguarda il filmato girato sul luogo dell’agguato dai vigili del fuoco e di cui finora nessuno si era accorto. In quel fotogramma – messo in evidenza dal quotidiano La Repubblica – si vede infatti un rettangolo di colore rosso che potrebbe assomigliare all’agenda da cui Borsellino non si separava mai. Gia ieri il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari riteneva questa possibilità incredibile o quasi: “Se fosse vero, sarebbe pazzesco”, ma altri dubbi si aggiungono sul documento depositato nel processo ‘Borsellino Bis’, e nel procedimento ‘Agenda Rossa’, a carico dell’allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli. “L’oggetto somigliante ad una agenda è in realtà di minore spessore rispetto all’agenda rossa del dottore Borsellino” come si può notare guardando le due foto (quella sopra che ritrae il rettangolo rosso nel video, quella sotto a sinistra che ritrae l’agenda, ndr)

Poi dalla Procura arriva anche un’altra precisazione, forse la più importante: “L’oggetto non si trova accanto al corpo di Borsellino, bensì accanto alla salma dell’agente di scorta Emanuela Loi”. Per il magistrato, “vi sono pertanto molte ragioni per prendere quantomeno con il beneficio di inventario la notizia” anche se la Procura nissena la “verificherà approfonditamente per scongiurare che il mistero della scomparsa dell’agenda rossa si infittisca ulteriormente a discapito dell’accertamento della verità”.

In un’altra sequenza, più nitida, un uomo di cui si vedono solo la scarpa scura e il pantalone chiaro scansa più volte con il piede un cartone che si trova accanto al quaderno, forse nell’intento di coprirlo. Proprio martedì scorso, nell’udienza del processo quater per la strage di via D’Amelio, era stato interrogato in aula il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, immortalato mentre porta via dal luogo dell’esplosione la borsa del giudice, poi ricomparsa nell’auto investita dal tritolo. L’ufficiale, allora in servizio al nucleo operativo di Palermo, era stato a lungo sospettato di essere il responsabile della scomparsa del diario prima di essere definitivamente prosciolto. “Vivo in un incubo da 8 anni. La mia vita e quella della mia famiglia è stata distrutta”.

Manfredi Borsellino: “Agenda trafugata, incondizionata fiducia nella Procura”. Su questo nuovo capitolo del mistero dell’agenda rossa interviene anche Manfredi Borsellino: “Che mio padre anche quel giorno avesse l’agenda rossa con sé e che sia stata trafugata da qualcuno in via d’Amelio nell’immediatezza della strage e non altrove noi non abbiamo mai avuto alcun dubbio. E certo ora questo filmato potrebbe essere un elemento importantissimo” dice e a Repubblica. “Così, da un fotogramma un po’ sgranato pubblicato sul giornale non siamo in grado di dire che quella è proprio l’agenda di mio padre – dice -. Ma certamente non lo escludiamo. E’ indubbio che questo è un elemento importantissimo nelle indagini. Ho parlato con il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari e, anche a nome delle mie sorelle, gli ho ribadito tutta la piena e incondizionata fiducia che abbiamo nel lavoro dei magistrati dell’attuale Procura di Caltanissetta. Se vent’anni fa avessero lavorato allo stesso modo forse non staremmo qui a parlare di depistaggi”.

“Era un’agenda rossa, di pelle, di un certo spessore – spiega -, che aveva sulla copertina in basso a destra inciso un piccolo logo dell’Arma dei carabinieri, nulla sul retro. Era un’agenda semplice. Mio padre non teneva in modo particolare alla sua borsa da lavoro, ma all’agenda, quella rossa, sì. E spesso la portava in mano, fuori dalla borsa. Quella domenica 19 luglio, certamente nella borsa mio padre aveva un’altra agenda, di cuoio marrone, quella è stata ritrovata, c’erano dentro appunti, ma niente di rilevante e quella ci è stata restituita. Ma quella rossa, dove lui teneva i suoi appunti riservati, no”.

Il pm Vella: “Probabile non sia l’agenda rossa”. “Quel quaderno probabilmente non è l’agenda rossa di Paolo Borsellino. Ma questo lo accerteranno le indagini”. Anche il pm di Agrigento Salvatore Vella – in un incontro sulla legalità organizzato a Sarre (Aosta) dal movimento politico Alpe – nutre dubbi. “Non si capisce perché doveva andare a citofonare” alla madre “con l’agenda in mano”. E poi è “veramente difficile pensare che l’esplosione che gli strappò via braccia e mani risparmiò un’agenda di carta”. In questo senso ”i primi intervenuti sul posto hanno accertato che le armi di tutti gli uomini di scorta di Borsellino, tranne uno che è rimasto vivo perché restò all’interno di una Croma blindata, esplosero per autocombustione, per il calore dell’esplosione. Le armi, cioè le pistole, le cartucce all’interno, esplosero”. “L’immagine che ha fatto vedere Repubblica è un quaderno con un copertina rossa affianco a un cadavere che non ha più gli arti inferiori e parte del volto che non è Borsellino. Perché Borsellino, quando esplode l’autobomba sotto casa di sua madre in via d’Amelio, muore sul giardino di fronte l’ingresso con il volto quasi integro”, ha ricordato il sostituto procuratore, aggiungendo: “Vi sono dei fotogrammi, diversi fotogrammi anche dei vigili del fuoco, che fanno un primo piano sul volto di Borsellino che sembra quasi sorridente. E al cadavere di Borsellino, al corpo di Borsellino, vengono strappati via gli arti, sia le braccia che le gambe. Quindi quello che rimane di Borsellino in realtà è il dorso bruciato, con il volto. E sembra estremamente difficile che se Borsellino avesse avuto in quelle mani, che non ci sono più, fra quelle braccia, che non ci sono più, un’agenda di carta, questa sia sopravvissuta a quell’esplosione”.