Si può ben dire che lo scandalo dei rimborsi elettorali del Lazio abbia delle conseguenze durature nel tempo. La gestione allegra da parte delle finanze della Regione ha infatti provocato un buco di bilancio che si protrae nel tempo e ora la nuova amministrazione è costretta a trovare nuove entrate piuttosto che tagliare gli innumerevoli sprechi regionali.

Una delle soluzioni trovate da parte della nuova Giunta laziale è stato quello di fare pagare a tutti i viaggiatori del trasporto aereo l’ennesima tassa: l’Iresa. La tassa sull’inquinamento ambientale era stata introdotta per prima dalla Regione Lombardia, ma nel Lazio ha raggiunto livelli di pressione impositiva esagerati. L’Iresa è un’imposta che avrebbe senso, ma invece è diventata l’ennesimo balzello per le compagnie aeree che dovranno pagare oltre 1.200 euro per un volo dallo scalo romano di Fiumicino. Tale imposta è di scopo, vale a dire servirebbe a lenire gli effetti dell’esternalità negative nelle zone aeroportuali.

Il problema è che la tassa verrà certamente fatta ricadere sui viaggiatori, perché le compagnie aeree hanno un tale livello di pressione competitiva che difficilmente potranno sopportarla. Tanto più che pochi mesi fa, l’ultimo atto dell’uscente governo Monti era stato quello di fare crescere di circa 10 euro per passeggero le tasse aeroportuali nello scalo romano per favorire il gestore aeroportuale.

Una misura che mette in seria difficoltà tutti gli operatori che avrebbero voluto sviluppare l’aeroporto romano, ma che ora rischiano di andare in sofferenza economica. Anche perché la crisi italiana sta affondando il settore aereo, che rimane strettamente legato all’andamento economico del Paese. Cui si aggiunge una tassa di scopo, che di scopo non è: la nuova Iresa decisa dalla giunta Zingaretti prevede un introito per la Regione di circa 55 milioni di euro a regime, ma solamente il 10 per cento di tale gettito verrà utilizzato per lenire gli effetti ambientali, secondo quanto scritto dalla stessa Regione. Un’assurdità che colpisce i viaggiatori che devono muoversi dagli scali romani, quindi e che non verrà utilizzata per l’obiettivo per cui è stata creata dal legislatore.

Secondo i dati di Assaereo, per un aeromobile di medio raggio, come un Airbus 320, ci saranno dei costi aggiuntivi di 267 euro. Per un aereo a lungo raggio, come un Boeing 777, la perdita di competitività raggiunge i 1257 euro. È da sottolineare come solo 125 euro degli oltre 1200 della nuova imposta verranno utilizzati per azioni di tutela ambientale. Tale tassa, dunque, ha il triplice effetto negativo di: fare perdere competitività a tutto il settore dei viaggi e dei trasporti italiani nei confronti degli altri scali europei; fare perdere posti di lavoro a causa della perdita di competitività e dell’aumento dei costi per le compagnie aeree; colpisce particolarmente il lungo raggio e quindi le connessioni intercontinentali di cui l’Italia ha più bisogno.