Una grande mobilitazione nazionale il primo giugno, un contenzioso legale nei confronti dello Stato per mancato obbligo di protezione e una commissione d’inchiesta per individuare le responsabilità pubbliche nell’esplodere del fenomeno del femminicidio. Queste le richieste emerse dall’incontro tenutosi nella sala conferenze dell’ospedale Grassi di Ostia, dove si è tenuta la prima assemblea del Comitato nato dopo il flash mob del 21 aprile scorso a Ostia, a cui presero parte oltre 500 persone.

Associazioni di quartiere, comitati territoriali, ex colleghe ed ex colleghi di Michela Fioretti, l’infermiera uccisa tre settimane fa con sei colpi di pistola dall’ex marito. Ma anche singoli cittadini, persone che Michela non la conoscevano neppure e tante associazioni nazionali, da anni impegnate in modo sostanziale nel contrasto della violenza di genere, da Pangea Onlus a Dire, da Differenza donna a Bee free. Un incontro motivato non solo dall’escalation di femminicidi che hanno colpito l’Italia intera nelle ultime settimane, ma anche per dare continuità e programmazione a un percorso nato spontaneamente dopo la morte di Michela e le altre donne. 

E’ nata così l’idea di lanciare una grande mobilitazione nazionale per il primo giugno, la marcia “Mai più”, che da Roma (probabilmente da Ostia) possa estendersi a tutte le città italiane. Nello stesso giorno, alla stessa ora, in qualunque luogo del paese, le donne sono invitate a scendere in piazza. Per fare rete e per la diffusione capillare di tutte le iniziativa, il Comitato ha deciso di sottoscrive la Convenzione No More e l’appello di ‘Ferite a Morte, ma anche di promuovere la creazione di una rete sinergica tra servizi e associazioni che si occupano della violenza di genere e che operano in estrema solitudine e con grandi difficoltà difficoltà.

Molte le novità in ambito legale. A parlarne in assemblea è Virginia Giocoli, l’avvocata di Punto D, una delle associazioni promotrici. “Vogliamo aprire un contenzioso legale nei confronti dello Stato italiano per mancato obbligo di protezione. Verrà per questo costituito un gruppo di lavoro tra le avvocate civiliste e penaliste di diverse associazioni con l’obiettivo di dare un sostegno ai familiari delle vittime nelle iniziative giudiziarie che decideranno di avviare nei confronti dello Stato italiano”.

Ma non basta. L’assemblea ha assunto l’impegno di sostenere la proposta dell’Ong Differenza donna, per l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta, che indaghi sulle responsabilità dello Stato, delle istituzioni politiche, degli organi di giustizia e di pubblica sicurezza, per il femminicidio di Michela Fioretti e delle altre donne uccise dalla violenza maschile. Donne le cui denunce sono cadute nel vuoto.

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