L’abito non fa il monaco. E’ un detto che mi trova in linea generale d’accordo e penso che valga non solo per il modo di apparire ma possa essere esteso anche per il campo del bagaglio culturale e del “livello sociale”. Mio papà, per esempio, è un vecchio “camallo” del porto di Genova strappato ai monti dell’entroterra e con la sola licenza elementare, ma ha una conoscenza del panorama sociale e politico italiano (e non solo) degno di un buon analista del settore. Questo per dire che se si ha passione e voglia di conoscere si può comunque cercare di compensare la mancanza di uno specifica preparazione. Ma cercare di compensare non significa sostituire e quindi il laureato in medicina fa il medico, quello in giurisprudenza l’avvocato o il magistrato, quello in scienze biologiche il biologo e così via, così come il fornaio fa il pane.…sempre che ci siano le opportunità di lavoro, ovviamente.

Questo non vale quasi mai, tuttavia, per le squadre dei nostri governi (non solo nazionali ma, a livello minore, anche locali), dove spesso e volentieri a capo dei Ministeri vanno personalità poco attinenti al dicastero assegnato. Giulio Andreotti ne è un classico esempio: ha guidato durante la sua carriera ben dieci Ministeri diversi.

Scorrendo la lista dei nomi del governo Letta si nota che, al di la delle simpatie politiche e/o personali, almeno il cursus honorum (ed in misura molto minore il cv generale) dei Ministri rispecchi con discreta frequenza la mission del dicastero loro assegnato. Buoni esempi in questo senso, almeno sulla carta, sembrano le nomine ai Ministeri per lo Sport e Pari Opportunità ed a quello dell’Integrazione, così come all’Istruzione e Ricerca, all’Economia ed ai Rapporti con il Parlamento.

A bilanciare queste scelte dettate oltre che dal “manuale Cencelli” anche da un certo buon senso, ve ne sono, ahimè, altre che destano qualche dubbio sul modus operandi seguito. Tralascio quelle relative ai Sottosegretari, alcune delle quali addirittura imbarazzanti per curriculum dei singoli e per leggerezza nei criteri di selezione per i diversi dicasteri (mi chiedo: ma come si fa a nominare una persona avente posizioni chiaramente molto discutibili, per usare un eufemismo, sull’omosessualità al Ministero delle Pari Opportunità e poi, perché irritati da sue nuove infelici dichiarazioni sul quel tema, non escluderla definitivamente dagli incarichi governativi, bensì dirottarla con rabbrividente nonchalance al Ministero della Pubblica Amministrazione?).

Mi limito, perciò, a riferirmi in questa sede a chi guiderà alcuni Ministeri molto importanti per il benessere dei cittadini (che non si misura solo in “soldi in tasca”) e del territorio in cui essi vivono, come il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quello della Salute, quello delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (da cui dipende anche la pesca) e quello dell’Ambiente. Dicasteri strategici, molto tecnici ed interconnesi tra loro, per i quali sono necessarie non solo forti personalità politiche, ma anche competenze elevate (non delegabili sempre e solo ai dirigenti ministeriali), per permettere a chi li dirige di avere una visione d’insieme ed integrata che si possa tradurre in autorevolezza nel prendere decisioni importantissime volte alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente, nonché allo sviluppo sostenibile.

E’ mio auspicio che, quindi, le persone chiamate al timone di questi Ministeri abbiano ben coscienza del proprio ruolo e che dopo aver accettato il prestigioso incarico abbiano vestito di nuovo i panni del solerte studente che poco sa ma tanto vuole apprendere e che per questo si cala nella materia da studiare con abnegazione ed umiltà. Per conoscere e per avere gli strumenti intellettuali per decidere in autonomia e liberamente su temi tanto delicati. In bocca al lupo Ministri.