Non ci siamo adeguati ad una normativa e ora dobbiamo correre ai ripari. Si parla di una norma per regolamentare l’allevamento delle galline. Sono state chiuse nelle gabbie fin troppo strette anche per le norme europee. La corte di giustizia europea mette Italia e Grecia tra gli imputati per non essersi adeguati alle nuove normative. Si parla di un ritardo di ben 12 anni. Le galline devono avere gabbie più spaziose per poter razzolare, appollaiarsi e fare il nido, qualcosa come 750 centimetri quadrati. Le uova prodotte con gabbie “fuori norma” rischieranno di diventare illegali, con relativo danno economico.

Questa storia, mi ha fatto venire in mente una delle tante occasioni in cui ho raccontato ad un pubblico di consumatori e attenti lettori, dei metodi di allevamento e mi sono trovato quasi sotto accusa forse per la freddezza delle parole adoperate. Cercavo di dare un immagine esatta della realtà, non volevo fare trasparire alcun parere o giudizio. Mi sembra infatti che si dia spesso un giudizio troppo affrettato. Semplicemente descrivendo un allevamento moderno, si potrebbe davvero fare apparire tutto brutto e disumano, ma vi assicuro che vengono rispettate tutte le norme attuali del benessere animale. Per chi non ha mai visto un allevamento è forse una realtà difficile da accettare. Credo che la realtà agricola oggi sia tanto distante dai luoghi del consumo, così tanto che rischiamo di perdere qualsiasi parametro di giudizio.

Quanto conosciamo dell’agricoltura di oggi? Conosciamo i metodi di allevamento moderni? Quante aziende abbiamo mai visto? Basterà vederne una decina per farsi un idea del complesso mondo dell’agricoltura? Vi assicuro che no, non basta. L’agricoltura è complessa, è un attività vasta con tanti possibili metodi e tecniche e regole e uomini che ci lavorano. Regolamentarla è forse una delle sfide più difficili. Perché ogni regola si scontra con la natura che si sa, non segue le nostre regole.

Ho visto poi su internet girare video di allevamenti intensivi, correlati alla notizia delle gabbie delle galline, credo che siano una delle verità, su cui bisogna riflettere, da cui partire per conoscere altri aspetti dell’agricoltura senza fermarsi alle immagini crude, bisogna fare uno sforzo e andare oltre. Dovremmo pretenderlo da noi stessi, e dovremmo pretenderlo per il futuro delle generazioni a venire. Le immagini o i video non dovrebbero bastarci per decidere, dovremmo andare in campagna, e vedere con i nostri occhi, farci raccontare dagli agricoltori come si coltiva, o si alleva, e soprattutto perché si adoperano determinate tecniche produttive. La nostra scelta dovrebbe nascere dall’incontro con il mondo della produzione, non facciamoci bastare nemmeno il mercato agricolo sotto casa anzi iniziamo da li e poi andiamo nelle aziende agricole a vedere con i nostri occhi.

Quando mi capita di raccontare l’agricoltura industriale è sempre difficile non scadere nel banale per cercare di fornire un punto di vista completo che possa fare parlare tutti gli attori, dal consumatore al produttore. Mi accorgo sempre di più che quei momenti sono fondamentali e da questi momenti di divulgazione del mondo agricolo devono poi scaturire dei momenti d’incontro con la campagna.

Per quanto possano sembrare poco 750 centimetri quadrati, quella è la misura accettata e regolamentata e dobbiamo prenderne atto con tutte le conseguenze. Così come altre mille misure e parametri. Come si fa a dire se quello spazio è sufficiente al benessere degli animali? Come facciamo a deciderlo noi consumatori? Non dovremmo fermarci a quella singola misura. Dovremmo pensare di chiedere molto di più, chiedere qualcosa che vada oltre quella misura.

Personalmente credo in una produzione sana, biologica, migliore, innovativa e soprattutto il più naturale possibile e in questo il giusto merito a chi con sacrificio persegue una migliore produzione e rispetta il benessere animale.

Noi come consumatori, più che armarci di righello, possiamo diventare più responsabili e possiamo anche portare i nostri figli negli allevamenti, nelle aziende agricole e consumare i prodotti che ci sembrano più genuini e perché non sperare che in mezzo a tanta crisi i nostri figli diventino i futuri agricoltori del domani, che possano dare vita ad una agricoltura custode del futuro, dove le misure non saranno l’unico parametro importante per decidere la bontà di un allevamento o di un campo agricolo.