Tranquilli. È arrivato il nuovo governo. Ci ricorda la Corea del Nord, dove uomini, donne e guardie – qualunque sia il loro grado e funzione – si dispongono in forma ornamentale intorno al capo. Il capo, come tutti vedete, è Berlusconi, e a lui vanno dedicati i titoli di coda di questo filmino non da festival, ma da archivio storico. Infatti tutto ciò che vedete in forma di governo (e di ossequio al volto di Berlusconi detto “il garante”) è opera sua. L’ha voluto, l’ha imposto, l’ha avuto. Come Mediaset e la famosa prima legge ad personam sul diritto di trasmissione in tutto il Paese. Conflitto di interessi, falso in bilancio, furto di giornali e case editrici e fiducie di governo, previo acquisto, contro apprezzabili somme, di giudici e senatori?   

Diciamo che era stato tutto un equivoco. Non c’è stato nessun conflitto, non c’è stata alcuna cacciata malevola da Palazzo Chigi, del premier incompetente e di pessima reputazione, solo una temporanea sostituzione per legittimo impedimento. Ma di cosa sto parlando? Se “la stampa deve fare la sua parte”, come dice l’autorità, è del tutto fuori posto rinvangare un passato sterile e inutile, che sarebbe solo un ostacolo alla nascita del nuovo governo. “Non a caso il capo dello Stato ha parlato di un gabinetto ‘duraturo e di spessore, capace di reggere alla prova del Parlamento’, e composto preferibilmente da ministri che abbiano ‘un profilo non divisi-vo’ – che non siano, cioè, dei reduci di vecchie battaglie” (Francesco Verderami, Il Corriere della Sera, 24 aprile). Io, per esempio, non andrei bene.   

Da un po’ di tempo (vent’anni) vado ripetendo – insieme ad alcune firme del giornalismo italiano che, per fortuna, scrivono su questo giornale (altrimenti difficilmente sarebbero ospitati da direttori ed editori in vena di violare quel nuovo, grande territorio “condiviso” che è diventata all’improvviso l’Italia) la lista dei reati di Berlusconi e quelli delle sue persone di servizio (nel senso dello spirito di servizio che è la politica) tanto tempo fa (“reduce di vecchie battaglie”) ma anche alcuni anni fa, alcuni mesi fa, alcuni giorni fa. Ho certo preso un abbaglio che mi mette fuori dalla politica condivisa, ma mi pareva (come pare ad alcuni giudici) che tutto fosse ancora in corso, e che Mangano (il pluriomicida mafioso) fosse ancora “il vero eroe italiano” secondo Berlusconi e Dell’Utri. Vedete amici, sembra un’auto-celebrazione.

Ma vi dimostro subito che non esagero. “Il punto decisivo – lo sappiamo benissimo senza che ce lo ricordino i professionisti dell’anti-inciucio – è che nella politica italiana c’è Berlusconi. Vale a dire il bersaglio di una indignazione obbligatoria, del quale, a dire di costoro, bisogna a ogni occasione chiedere la ineleggibilità, la revoca dell’immunità, l’incriminazione e quant’altro, mentre il solo evitare di farlo, non parliamo dell’avere un qualsivoglia rapporto con lui o con la sua parte, significherebbe sempre e comunque l’inciucio più vergognoso. Quando si discute di Berlusconi o con Berlusconi, infatti, se non si vuole passare per collusi, il sistema è semplice: ogni sede pubblica deve diventare l’anticamera di una corte d’assise. Il fatto che da vent’anni egli abbia un seguito di parecchi milioni di elettori appare ai custodi della democrazia eticista un dettaglio irrilevante. ” (Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera, 24 aprile).   

D’accordo, sembra grave, anzi inconcepibile, un simile testo pubblicato senza ironia, in forma di editoriale, sulla prima pagina di un grande giornale italiano che nega all’improvviso, non solo molte pagine e firme di quello stesso giornale, ma anche il divertente bunga bunga “di buon gusto” (definizione dell’autore ) per cui l’Italia è irreversibilmente celebre nel mondo e a cui deve (almeno finché Berlusconi resta il nostro eroe) la perdita di ogni credibilità politica, economica, ma anche di normale rispetto. Però è bene prestare attenzione all’improvviso, clamoroso consenso di tutto ciò che adesso è “condiviso”. Sentite come il giovane, nuovo capogruppo Pd alla Camera, l’On. Pazienza, risponde alla domanda di Sky Tg 24: “C’è preoccupazione su chi, dal lato del Pdl, parteciperà al nuovo governo?” “Non ci appassiona il toto-ministri”, risponde il nuovo e giovane politico Pd (26 aprile). Per fortuna il senatore Dell’Utri non è più in giro e alcuni intimi di Berlusconi sono già in prigione. Ma l’affermazione è senza dubbio un po’ arrischiata e sarà bene tenerne conto per quando qualche facinoroso verrà a gridare fuori dal Parlamento. Ci fa un po’ di luce un articolo del filosofo Maurizio Ferraris, che solo in apparenza sembra occuparsi d’altro: “Immaginiamo che a un condannato a morte venga offerta l’alternativa tra una pastiglia di cianuro e una, che chiameremo ‘amnesina’, che provoca oblio totale. È probabile che sceglierebbe l’amnesina. Ma è altrettanto certo che (…) l’effetto che produrrebbe l’amnesina sarebbe lo stesso del cianuro: la certezza che quello che è lui, ossia la somma dei suoi ricordi, se ne andrebbe per sempre”.

Vi rendete conto? Per evadere, dopo vent’anni, dall’incubo di Berlusconi che torna ad affacciarsi sul teleschermo non meno di dieci volte ogni giorno per decidere della nostra vita, ci stanno proponendo l’amnesina.

il Fatto Quotidiano, 28 Aprile 2013