L’album d’esordio era stato un Best of. L’ultimo in ordine di apparizione uno sfacciato Disco d’oro, correva l’anno 2012.  Approccio forte, tanto per intenderci e farsi intendere. O sguaiata risata, alla faccia di chi si prende sul serio. Con i Nobraino non si sa mai: sopra le righe sempre, poco inclini all’accondiscendenza nei confronti di un pubblico da stupire. Magari con un rasoio elettrico per capelli in funzione, come accadde sul palco del 1° maggio a Roma lo scorso anno, quando tutti si chiesero che diavolo stesse facendo Lorenzo Kruger, mentre lui indisturbato si faceva cadere ciocche di capelli ricci. Lider maximo e personalità strabordante, come il tono stentoreo e teatrale della sua voce. Così quando lo intervistiamo, a scanso di equivoci e bizze, gli chiediamo preventivamente quale sia la domanda dei giornalisti che più lo infastidisce. “Quando ci chiedono da dove viene il nome Nobraino”. Eviteremo di fargliela per parlare invece di musica e del tour (cinque concerti a fine aprile) che toccherà il 24 aprile il Burrocacao di Brisighella, Ravenna (ore 22, info 3469813453) e il 25 aprile la Festa della Liberazione di Piacenza prima di partire con quello ufficiale estivo del Disco d’oro.

Come mai questo mini tour primaverile?

Fondamentalmente per noia. Avevamo deciso di dedicare questo tempo tutto alla registrazione del nuovo disco (la cui uscita è prevista per il gennaio 2014, ndr) ma alla fine siamo incapaci di stare fermi, così ci siamo concessi lo sfizio di queste date.

Eviterò la domanda sulle origini del nome del gruppo, ma mi chiedo se la stessa irritazione non sia la reazione quando vi definiscono indie…

Nessun tipo di reazione, a dire il vero. I Nobraino agiscono e sono inquadrati nell’universo musicale, contenitore ampio e indifferenziato, che è la musica indie. D’altra parte è una definizione che poggia più su motivazioni economiche che su un’adesione a certi canoni o regole. Sono un indipendente perchè faccio un disco a basso budget, concerti a costi limitati. Credo sia la definizione più azzeccata e concreta di tutte le altre.

I vostri concerti uniscono alla musica la performance, la costruzione spettacolare. Qual è il rapporto che esiste tra le due componenti?

Credo che sia più che altro una questione generazionale. E’ naturale utilizzare una contaminazione di più forme espressive in un panorama contemporaneo in cui siamo costantemente sollecitati da stimoli di varia natura, in cui l’informazione ci attraversa a una velocità ed intensità impressionanti. E poi, personalmente, i concerti di sola musica, a meno che non si tratti di mostri sacri, dopo un po’ mi annoiano mortalmente.

Quanto c’è di romagnolo nei vostri brani? Sembra di riconoscere, in molti dei vostri testi, quel mood tipicamente rivierasco di chi guarda al quotidiano con il sorriso a volte sornione a volte accondiscendente, sempre filtrato da una massiccia dose di ironia.

Voglio concedermi di usare la parola artista, anche se non la amo molto. Perchè questo è esattamente il compito che un artista ha: partire dal reale e tentare uno sguardo più ampio, cogliere un senso oltre la contingenza e il particolare. Che poi lo si faccia attraverso la lente dell’ironia credo derivi, certamente, dall’appartenenza ad una terra fortunata, abbondante e pacifica. Dal guscio protetto del benessere romagnolo, senza dubbio, questo tipo di sguardo è quello più naturale.

Sulla home page del vostro sito è dichiarato che “I Nobraino vestono A.N.G.E.L.O”, il noto negozio vintage di Lugo (? verificare). Vezzi da star fashion addicted?

Au contraire, è proprio un modo per andare nella direzione opposta al consumismo modaiolo. Gli abiti vintage sono veri e propri costumi di scena, e questo aspetto della messa in scena teatrale ci ha sempre affascinato. Non è un discorso di griffe, ma diventa parte integrante dello spettacolo che proponiamo sul palco.