I fratelli De Rege dell’economia italiana, noti ai lettori del Corriere con gli pseudonimi di Alesina (Ciccio) e Giavazzi (Bebè) sono intervenuti ieri con un editoriale che sembrava uscire pari pari dalle colonne del “manifesto”: “meglio lasciare che il debito salga di qualche punto piuttosto che continuare con una stretta creditizia che soffoca imprese e famiglie e impedisce la crescita. In assenza di crescita, il rapporto debito-Pil salirebbe ancora di più. Può darsi che per effetto di queste misure il deficit temporaneamente superi la soglia del 3%. Poco male”.

Poco male? Sfondare il sacrosanto tetto del debito pubblico, infischiarsene del pareggio del bilancio, addirittura “negoziare con Bruxelles”? Ma dove siamo finiti? E il sacrosanto “vincolo esterno”? Lo spread? I mercati che ci azzannerebbero alla giugulare?

Tanto per dare un’idea, l’anno scorso la situazione appariva a Giavazzi così grave da proporre di nominare Monti presidente del Consiglio a vita: “I partiti che si contendono le elezioni della prossima primavera dovrebbero firmare tutti insieme un memorandum d’ intesa (prima del voto, non ora) che vincoli le scelte economiche di chiunque vinca. A quel punto la scelta razionale dopo le elezioni sarebbe di chiedere a Monti di continuare: se il programma è predeterminato per libera scelta, perché non affidarne l’ esecuzione alla persona più adatta che abbiamo a disposizione? Sono sicuro che l’ Italia tornerebbe rapidamente a un equilibrio positivo.

Le elezioni ci sono state, Monti non è riuscito a convincere nemmeno un italiano su dieci delle sue ricette e ora perfino Alesina e Giavazzi lo abbandonano. Che succede?

Succede che, nella totale indifferenza della stampa italiana, troppo occupata a contare i franchi tiratori (il Giornale Unico, come l’ha definito Marco Travaglio) il documento base su cui si basavano tutti i ragionamenti sull’austerità-che-porta-la-crescita è stato dimostrato scientificamente risibile.Lo studio pubblicato dagli economisti Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, autori di “Questa volta è diverso” e forti sostenitori della austerity (contenimento del debito pubblico a qualsiasi costo, preferibilmente attraverso una forte riduzione della spesa pubblica, come sostengono da anni Bebè e Ciccio) è stato dimostrato arbitrario ed errato da Thomas Herndon, Michael Ash, and Robert Pollin della University of Massachusetts. Non è vero che superato il 90% nel rapporto tra debito pubblico e Pil il paese entri in recessione, come si può capire qui.

Ergo, la disastrosa politica economica attuata da Monti, e sostenuta tenacemente da Alesina e Giavazzi, si basava su presupposti erronei, confutati da economisti seri e non da Beppe Grillo.

Zitti zitti, Bebè e Ciccio ora dicono di cambiare (un po’) politica, senza spiegare ai loro lettori che negli Stati Uniti alle ricette miracolose del “tirare la cinghia” non ha mai creduto nessuno, men che meno la banca centrale, che dal 2008 inonda di liquidità il Paese. Magari sarebbe interessante informare anche i lettori del Corriere che, nella comunità scientifica, il vento è cambiato e che ci sono tute le ragioni (teoriche e pratiche) per invertire la rotta.

Poi qualcuno avvisi Re Giorgio, Giuliano Amato e la maggioranza dei terrorizzati parlamentari che si apprestano a votare un governo costituito allo specifico scopo di continuare nella politica di Monti, nonostante la volontà espressa dal 90% dei cittadini il 24-25 febbraio fosse esattamente l’opposto.