Nei giorni che seguono la rielezione di Giorgio Napolitano, il Friuli Venezia Giulia al voto per le elezioni regionali fa registrare un crollo dell’affluenza che alla chiusura delle urne è stata di circa il 50%, in netto calo rispetto ai voti precedenti. Nel 2008 era stato del 72,33%. Un trend già emerso ieri. Alle 12 ai seggi si era recato il 10,26% del milione 99mila 334 persone che aveva diritto al voto. Cinque anni fa, quando la sfida tra Renzo Tondo e Riccardo Illy era nello stesso giorno delle elezioni politiche tra Berlusconi e Veltroni, alle 12 gli elettori già registrati ai seggi erano stati il 16,05%. Alle 19 l’affluenza ha poi toccato quota 28,55%, mentre nel 2008 era stata del 45,63%. Alle 22 di domenica il confronto era stato ancora più netto: 35% contro il 55%. 

Come può incidere l’affluenza? Gli elettori del Friuli Venezia Giulia vengono considerati più vicini al centrodestra che al centrosinistra: l’unico presidente mai eletto dal centrosinistra è stato proprio l’industriale Illy, fatta eccezione per la breve presidenza di Renzo Travanut (oggi nella segreteria politica di Debora Serracchiani), durata meno di un anno, nel 1994, con il Pds. Una bassa affluenza potrebbe allora favorire la candidata del Pd? I flussi elettorali sono tutti da studiare, tra emotività varie per il voto sul capo dello Stato, la crescente insofferenza per la classe politica e i partiti, e le relazioni dirette con i 589 candidati ai 47 posti da consigliere regionale.

La giornata dei candidati – Franco Bandelli (Un’Altra Regione), Saverio Galluccio (M5S), Renzo Tondo (Centrodestra) e Debora Serracchiani (Centrosinistra) – è stata tranquilla. Qualche elemento di tensione è però arrivato da Roma, dove Beppe Grillo ha rilasciato due volte dichiarazioni sul voto in Friuli Venezia Giulia, a urne aperte. “Il Friuli sarà forse la prima regione e cinque stelle e poi ci sarà Roma e forse ce la faremo, non ci fermano più”, ha affermato Grillo nella diretta web in cui ha commentato l’elezione di Napolitano.

Nell’epoca dei social network la campagna, di fatto, non finisce mai. Il concetto di silenzio online non è contemplato nè regolamentato, ma solitamente i politici evitano dichiarazioni sul voto. Serracchiani ha così replicato al leader del M5S, accusandolo di aver “riaperto platealmente la campagna elettorale, proprio mentre i cittadini stanno esprimendo il loro voto. Sono preoccupata – ha detto Serracchiani – per questo modo di concepire il rispetto delle regole soprattutto nei momenti più alti e delicati della democrazia”.