Negli ultimi giorni abbiamo visto la casta rinchiusa nel Palazzo impegnata in un regolamento di conti da cui è emerso un Berlusconi travestito da statista di altissimo livello che non ha mai neppure sentito la necessità di aprire bocca per sconfiggere l’avversario di sempre.

Abbiamo visto un Partito Democratico accasciarsi su se stesso a coronamento di un ventennio connotato da tresche ed atteggiamenti conniventi con quel Caimano che si proponeva di abbattere. Abbiamo visto un’assemblea che dopo aver ignorato i candidati proposti dalla società civile ha rieletto un presidente di garanzia per tutti coloro che hanno dimostrato che in Italia non bisogna cambiare nulla perché, evidentemente, le cose stanno già andando nella direzione giusta. Abbiamo appreso che il programma del prossimo governo sarà quello deciso a tavolino dai 10 saggi e che non terrà in minima considerazione il risultato delle ultime elezioni.

Ci vuole uno stomaco di ferro per digerire tutto questo e sono convinto che se anche in questi anni abbiamo saputo assistere imperturbabili ad un continuo e quotidiano assassinio della nostra democrazia, abbiamo ormai raggiunto il livello oltre il quale non possiamo più continuare a subire e tollerare in silenzio, come se la cosa non ci riguardasse, come se non potessimo farci nulla.

A questo punto siamo di fronte ad un bivio e dobbiamo scegliere se rimanercene sul divano ad attendere pazienti l’evoluzione del peggio fino alla prossima tornata elettorale, oppure spegnere la tv e rivendicare quella sovranità popolare che la costituzione attribuisce al popolo.

Tra 4 giorni si terranno le celebrazioni per il 25 aprile, la giornata simbolo della liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista, la data che più di ogni altra racconta della capacità del popolo italiano di riprendere in mano le sorti della propria storia.

Il 25 aprile è il giorno simbolo della Resistenza e in questo momento resistere è l’unica opzione che abbiamo a disposizione.

Il 25 aprile riempiamo le piazze in tutta Italia, guardiamoci in faccia e rendiamoci conto che siamo tantissimi e tutti desiderosi di un profondo cambiamento, che i signori che abitano il Palazzo non hanno più nessun titolo per rappresentarci. Per una volta mettiamo da parte le tifoserie da stadio che per anni ci hanno diviso e governato, per una volta smettiamola di sentirci gli uni migliori degli altri  e uniamoci nella creazione di un nuovo comitato di liberazione nazionale che sappia mettere insieme (oggi come 70 anni fa) le diverse anime del popolo italiano in nome di un futuro migliore.

Riempiamo le piazze e riprendiamoci il nostro paese ripartendo dalla politica vera, quella fatta nel quotidiano dai comitati di quartiere e dai movimenti di ogni tipo, dalle associazioni e da tutti coloro che ogni giorno e di tasca propria si impegnano per rendere l’Italia un paese in cui valga la pena vivere.

Persa la dignità, cosa abbiamo ancora da perdere?