Il 18 aprile si avvicina e la trama del “Romanzo Quirinale” si infittisce sempre di più. Massimo D’Alema, il cui nome circola tra i possibili candidati per il Colle, cerca di trovare un equilibrio all’interno del suo partito, agitato da venti di scissione. Lo fa con un dialogo con i protagonisti dello scontro: ieri con Matteo Renzi, oggi con Pierluigi Bersani. Un’ora di colloquio nella sede del Partito democratico e ciò che emerge è una grande “preoccupazione per il Paese”, che rende necessario chiudere la questione “del Capo dello Stato per poi passare alla formazione del governo”. 

Un nome Pd incasserebbe anche il consenso del Partito della Libertà. Silvio Berlusconi ha affermato che il suo partito è disponibile, anche se nell’incontro con Bersani “non è stato fatto alcun nome”. Berlusconi è chiaro, però, e mette il contrappeso sull’altro braccio della bilancia: un’intesa sul Quirinale comporterebbe anche la nascita di un governo di larghe intese. “Se concordiamo una strada sul Quirinale anche sull’altro lato dobbiamo trovare un raccordo in un esecutivo di larghe intese, con ministri scelti insieme. Altrimenti niente”, è l’aut aut del Cavaliere. Ma l’ipotesi di un nome scelto nel campo della sinistra non piace a Giorgia Meloni, esponente dei Fratelli D’Italia. “Non sono d’accordo di consegnare altri sette anni di presidenza della Repubblica a un uomo dichiaratamente di parte in un momento nel quale c’è bisogno di una figura che sappia rappresentare tutta la nazione, a maggior ragione se tutto ciò fosse prodromico ad un governo di larghe intese”, ha fatto sapere. “Non facciamo nomi, non ne abbiamo uno in particolare”, ha aggiunto. 

Ciampi: “Fondamentale il dialogo, anche per il governo”
Un’intesa tra i diversi schieramenti è ciò che si augura anche l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che in un colloquio con il Sole 24 ore chiama a raccolta i partiti, definendo “fondamentale” il dialogo tra le parti. “In Parlamento siedono nuove forze politiche, occorre dare loro il tempo di maturare. Se la scelta del nuovo presidente della Repubblica avverrà con il metodo della più ampia condivisione, si potrà anche sbloccare la partita sulla formazione del governo”, dice il presidente emerito. Però, avverte Ciampi, “è fondamentale ripristinare in fretta un principio, quello della moralità delle istituzioni, e degli individui” e “occorre uscire subito dallo stallo perchè la crisi è gravissima”. Il presidente emerito, tra le altre cose, evoca “lo spirito costituente“. 

Maroni: “Amato no, una donna sì”
Nella corsa al Quirinale vengono posti dei paletti sulla lista dei candidati. Dalla Lega (che ieri ha incontrato Bersani e ha rivendicato autonomia dal Pdl su questa partita) arriva lo stop alla candidatura di Giuliano Amato, che si riserva di “vedere le proposte e valutarle”. Si punta su una donna. “Sarebbe meglio” – fa sapere Roberto Maroni – ma non sta a me fare nomi”. “Ho parlato ieri con Berlusconi e con Bersani – ha proseguito Maroni – e so che quello che hanno in mente non coincide esattamente con quello che ho letto sui giornali. Bersani mi ha chiesto se la Lega è interessata a partecipare alle discussioni e alle votazioni sul Presidente della Repubblica – ha sottolineato – e io naturalmente ho detto di si”. Ma ieri il Carroccio aveva gelato i partiti confermando l’appoggio della Lega sulla linea Pdl per il governo, affermando però che sul Qurinale “è in autonomia”.

Sondaggio Swg: “Bonino la più amata”
Nel sondaggio effettuato da Swg per Agorà sul gradimento degli italiani per il Quirinale Emma Bonino è prima, seguita da Gianni Letta. La radicale resta prima nella corsa al Colle con il 16 per cento dei voti, mentre Letta, con l’8 per cento, incassa la metà delle preferenze. Seguono a pari merito, con un punto di distacco, Berlusconi, Prodi e Rodotà. Hanno raccolto gradimento anche il premier uscente Mario Monti (5%) e l’attuale Capo dello Stato, Giorgio Napolitano (4%), mentre il ministro Paola Severino e Gustavo Zagrebelsky si attestano al 3 per cento. Seguono Pietro Grasso e Marcello Pera, entrambi al 2 percento; infine Massimo D’Alema, Franco Marini e Giuliano Amato chiudono la classifica a pari merito con l’1 per cento. Spicca però un 19 per cento che non vorrebbe nessuno di questi nomi al Quirinale.