È stato condannato in appello dalla Corte dei conti a risarcire con 730mila euro la Regione Sicilia. Ma proprio in rappresentanza della Regione Sicilia volerà a Roma per votare il prossimo Presidente della Repubblica. Francesco Cascio, ex presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, fedelissimo di Silvio Berlusconi, ex consigliere comunale della Dc a Palermo, poi deputato nazionale e regionale con Forza Italia e con il Pdl, è tra i grandi elettori che il Parlamento regionale siciliano ha designato per votare il prossimo inquilino del Quirinale.

Già durante la campagna elettorale delle ultime regionali, faceva parte della folta pattuglia dei cosiddetti candidati “impresentabili” per un seggio a Palazzo dei Normanni. Peccato veniale quello di Cascio, indagato per omissione di atti d’ufficio in un’inchiesta sull’inquinamento atmosferico, che si riferiva al periodo in cui l’esponente del Pdl era assessore all’ambiente di Salvatore Cuffaro, l’ex governatore attualmente detenuto nel carcere romano di Rebibbia, dove sta scontando una condanna a sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra.

Nel febbraio scorso però è arrivata la stoccata della Corte dei Conti. Cascio infatti è stato condannato insieme a sedici colleghi a risarcire la Regione Sicilia con 12 milioni di euro: circa 730 mila euro a testa. L’enorme danno alle casse regionali sarebbe stato causato alla vigilia delle elezioni del 2006, quando il governo guidato da Cuffaro aveva avallato l’assunzione di ben 512 nuovi autisti di ambulanza. Assunzioni che per i giudici contabili sarebbero state completamente inutili e mosse soltanto da “logiche clientelari”. In primo grado i diciassette esponenti politici (quasi tutti ex assessori di Cuffaro) erano stati assolti. In appello invece era arrivata la pesante condanna della corte dei conti, “scontata” rispetto alla richiesta della pubblica accusa, che invece valutava il danno in ben 37 milioni di euro.

“Abbiamo solo preso atto di una proposta dell’allora assessore alla Sanità, Pistorio, peraltro, confermata da tutti gli assessori che si sono succeduti, quindi, non abbiamo avuto nulla a che fare con un coinvolgimento diretto nella questione” era stata la difesa di Cascio. La condanna però non ne ha frenato l’ascesa verso l’olimpo dei grandi elettori che decideranno il prossimo Capo dello Stato. Insieme all’esponente del partito del predellino, il Parlamento Siciliano ha eletto anche il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, dell’Udc, e il governatore Rosario Crocetta.

L’elezione, che prevedeva due preferenze per ogni deputato e il voto segreto, ha però suscitato una serie di polemiche. “E’ chiaro che c’è stato un passaggio di voti dai partiti della maggioranza a Cascio” fa notare il capogruppo del Movimento Cinque Stelle Giancarlo Cancelleri. “Basta guardare i numeri: Cascio ha preso 33 voti. Segno che un pezzo della maggioranza ha votato l’esponente del Pdl – continua Cancelleri – Questo perché a Roma si lavora per eleggere un Presidente della Repubblica condiviso dal Pd e dal Pdl. Meglio mandare lui a fare il grande elettore piuttosto che uno del Movimento Cinque Stelle: il paradosso è che ancora oggi siamo la prima forza dell’isola, ma nella logica della spartizione delle poltrone i partiti negano il volere popolare”.

Il cosiddetto Modello Sicilia, ovvero l’interlocuzione tra il Pd di Crocetta e il Movimento Cinque Stelle, ha quindi subito un ulteriore stop. “A testimonianza di come siamo soltanto noi il Modello Sicilia. Pd e Pdl al massimo sono un modello piatto di lenticchie”. Il dato curioso è che proprio il governatore Crocetta ha ottenuto soltanto 29 voti, staccando di sole 4 lunghezze il deputato del Movimento Cinque Stelle Salvatore Siragusa. Crocetta in pratica ha rischiato di non rappresentare la Regione che governa all’elezione del Capo dello Stato, nonostante la sua coalizione abbia una maggioranza in aula di almeno 46 deputati. Qualcuno, nel segreto dell’urna, gli ha evidentemente preferito Cascio.