E’ il 10 aprile. Cammino in viale Gorizia, direzione via Tortona. Fatti pochi metri da piazza XIV Maggio, incrocio Alzaia Naviglio Grande e non posso non fermarmi. Il colpo d’occhio, così diverso dal solito, mi fa pensare immediatamente a Paul Thomas Anderson e al suo “Magnolia”: che sia stato profetico? Il Naviglio è pieno di rane. Come piovute dal cielo. 

In realtà, il pensiero a “Magnolia” è piuttosto svelto: le rane che vedo attaccate ai balconi e alle mura delle case “vecchia Milano”, lungo tutto il Naviglio, sono enormi, colorate e non assomigliano affatto a quelle, reali, dell’inquietante pioggia dell’ultima scena del capolavoro di Anderson. L’insieme è surreale e divertente. Qualcuno mi spiega che “stasera alle 18 ci sarà il lancio delle rane nel Naviglio, con la partecipazione del pubblico”.

Il lancio delle rane. Sfogo di istinti primordiali attraverso un feticcio di plastica fluorescente? Ebbene, no. C’è il Fuorisalone e questa, banalmente, è un’installazione niente affatto banale. A pensarla è stato il gruppo “Craking art” per contribuire a raccogliere fondi per il restauro della Conca dell’Incoronata in San Marco e la riqualificazione dei Navigli.

Acquistando una rana realizzata in plastica riciclabile, naturalmente molto più piccola di quelle appese ai balconi, (mail: info@navigliacquafestival.it oppure Spazio Fan, Alzaia Naviglio grande 6, costo 20€), se ne riceve in omaggio un’altra, da lanciare nel Naviglio, quasi a mo’ di moneta, esprimendo un desiderio collettivo di tutela dei punti più belli della città.

Mi lascio alle spalle le enormi ranocchie “riqualificanti”, che verranno recuperate una volta terminata l’iniziativa, e continuo a camminare in direzione Tortona. Svolto a sinistra in via Vigevano e dopo pochi metri mi imbatto in Zero Fashion Design: è un piccolo negozietto, al numero 19, che si fa notare per l’insieme inusuale di capi e accessori esposti in vetrina e per la musica piuttosto alta e piacevole che arriva fin sulla strada. Zero Fashion Design è un temporary shop itinerante, che ha l’obiettivo di trovare spazi espositivi per giovani della moda e del design: è proprio “facendo squadra” ed esponendo in un’unica location che questi ragazzi riescono a contenere i costi e a farsi conoscere.

Uno dei complementi d’arredo in legno disegnati da artisti emergenti per Goats on Forniture

Lascio questo bel progetto collettivo e raggiungo via Tortona, dove le esposizioni si fanno più numerose. In Tortona 14, nel cortile d’accesso a Officina, mi colpisce una signora vestita in modo piuttosto insolito: ricorda la Juliette Binoche di “Chocolat” ed espone strane collane. E’ Francesca Campioli e mi spiega, entusiasta, il suo progetto: LaMiaMe. Francesca ha ideato queste “bambole gioiello”, che sono personalizzabili fino al punto di essere realizzate con le sembianze di chi le indossa, dopo un’esperienza nell’editoria: si potrebbe definirle “avatar à porter”.

Lasciate le collane umanizzate di Francesca, noto subito una considerevole quantità di gente, all’altezza di Via Tortona 13: inutile dire che la ragione è il cibo. Sto entrando nell’area dedicata al “Food” che, manco a dirlo, è oberata di visitatori e curiosi già di prima mattina.

Supero l’orda di affamati e al numero 27 ecco il Superstudio Più che porta, come sempre, un pezzo di mondo a Milano, grazie alle esposizioni di designers provenienti da ogni parte del mondo: tra tutti, mi lascio incantare dalla creatività sostenibile svedese (belli i complementi d’arredo in legno disegnati da artisti emergenti per Goats on Forniture).

All’Opificio 31, poco più avanti sempre su via Tortona, è l’esposizione “27 Dutch Designers” ad attirare la mia attenzione: mi soffermo davanti ai tessuti trattati con tecnica idrografica di Aliki Van Der Kruijs, alle borse a “portabilità variabile” di Weleer Verger e ai bijoux stravaganti di Ineke Otte, una Vivienne Westwood in versione olandese.

La mia mattina in zona Tortona si chiude al Nhow, dove mi fermo a conoscere meglio il progetto “Io riciclo, tu ricicli”. Paola Sammarro, la giovane responsabile, mi racconta che, per partecipare, sono stati scelti marchi emergenti che hanno sposato la filosofia del riciclo: si va dai bracciali di bambu, realizzati con materiali recuperati, alle lampade di Sandra Faggiano, create mettendo insieme scarti della produzione dei feltrini “sotto sedia”.

La filosofia è quella della cosiddetta “unicità imperfetta”: riciclare e creare oggetti di moda e di design che abbiano una funzione d’uso definita e che pure siano pezzi unici, magari imperfetti, proprio perché realizzati partendo da altro.

L’entusiasmo di Paola mi fa pensare che il Salone del mobile non è solo complementi d’arredo milionari, variopinte esosità o installazioni troppo futuribili per essere fruibili. C’è il Fuorisalone, fatto anche di giovani che da soli o insieme trovano strade per far conoscere il proprio lavoro, cercando di vincere, a loro modo, un momento economico poco favorevole, con creatività e coraggio. E questo è il Fuorisalone che piace a me.