Come un tuffo negli abissi, la strada per lʼonestà è una discesa verso il fondo, per poi risalire. Alberto Bianco in arte Bianco, è un cantautore piemontese di quasi trent’anni che quasi subito capisce che è attraverso la musica che riesce a esprimere idee ed emozioni in maniera più profonda, ma soprattutto naturale. Un ragazzo che a un certo punto della sua vita viene notato, lanciato, incamminato sul sentiero della musica, ma sempre mantenendo quel barlume di personalità, di mistero, ansia e sorpresa. E onestà, soprattutto, infatti il disco rappresenta il suo viaggio nei meandri dell’onestà, che è il filo che unisce tutte le canzoni. ‘Storia del Futuro’ è un capitolo importante della propria vita, un disco nato in modo spontaneo e veloce, con una naturalezza e soprattutto ottimismo che si percepiscono durante l’ascolto. Anticipato dal singolo ‘La solitudine perché’ c’è e dalla splendida ‘La strada dalla terra al sole’, di cui pubblichiamo in anteprima esclusiva il video-cortometraggio, ‘Storia del Futuro’ ha visto la partecipazione di tanti altri musicisti della scena alternativa italiana come Gionata Mirai de Il Teatro degli Orrori, Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione e altri, che hanno elevato il livello della qualità oltre che l’orgoglio personale di Bianco.

Mi parli di te, di come nasce artisticamente Bianco?
Nasce dalla voglia di cantare le mie canzoni. Per anni ho scritto per un gruppo in cui suonavo solo la chitarra, a un certo punto mi sono reso conto che spesso il cantante non riusciva a interpretare fino in fondo le parole che io avevo pensato e quindi la cosa più semplice è stata farmi passare la timidezza e cantarle direttamente io. Per un annetto ho suonato in un locale storico di Torino che si chiama Giancarlo tutti i giovedì, questo mi ha aiutato molto ad allontanare le preoccupazioni e ad avvicinare i primi fans.

‘Storia dal Futuro’ è il tuo secondo disco. Mi racconti di com’è venuto fuori e cos’è che l’ha ispirato?
‘Storia del Futuro’ è nato in modo molto spontaneo e veloce. Appena ho finito di registrare il mio primo disco, che si intitola ‘Nostalgina’, mi sono messo a scrivere cose nuove con la leggerezza di un lavoro appena concluso alle spalle e quindi senza il pensiero della responsabilità del secondo disco, che come tutti ben sanno ‘è sempre il più difficile nella carriera di un artista’. Nel disco credo si percepisca questa naturalezza e soprattutto l’ottimismo che mi ha accompagnato durante questo ultimo anno. ‘Storia del futuro’ ha anche segnato una novità nel mio modo di scrivere perché ha visto la partecipazione di tanti altri musicisti della scena alternativa italiana.

Bello l’artwork del disco. Mi spieghi il significato della copertina?
L’artwork è stato ideato da Alice Lotti, meravigliosa illustratrice piemontese, che ha interpretato il disco come un viaggio. In copertina c’è una balena bianca che sta a indicare proprio il viaggio, in questo caso il mio viaggio nei meandri dell’onestà.

Quali sono le tue radici musicali?
Radici varie perché ho ascoltato tantissimo Punk Rock americano degli anni Novanta, ma anche tanto folk e tanto cantautorato italiano. In realtà pochissimo tempo fa mi sono appassionato agli ultimi dischi di Lucio Battisti, quando scriveva lui i testi, trovandoci tantissime cose bellissime e di conseguenza ispirazione.

Hai già fatto esperienze importanti. Mi racconti qualche aneddoto interessante o divertente sulle situazioni che ti sono capitate?
Un aneddoto fondamentale di questo ultimo periodo è stato l’incontro con Max Gazzé; ho avuto la fortuna di intervistarlo per un portale di musica italiana e dopo avermi rivelato sacrosante verità sulla vita del musicista mi ha invitato ad aprire il suo concerto che avrebbe fatto la sera stessa qui a Torino. È stato un momento importantissimo per me perché ho capito che chi ama davvero la musica e ha la fortuna di essersi affermato nel mondo musicale come lui ha tutto l’interesse a far sì che nuovi artisti emergano e portino avanti quello che loro hanno costruito in questi anni. È come se fossero dei genitori con la fabbrichetta che sperano che un giorno i loro figli portino avanti l’attività…
Poi per il concerto è andato benissimo, lui è addirittura salito sul palco per presentarmi, quindi il pubblico mi ha accolto molto calorosamente e credo che tanti siano rimasti piacevolmente sorpresi dalla mia esibizione. Questo, per fortuna, è quello che succede spesso, il pubblico lo sto raccogliendo poco per volta facendo tanti concerti in giro per l’Italia, ed essendo solo la mia seconda tournée, per tanti è la prima volta, quindi vedo proprio negli occhi delle prime file bei colori lucidi di chi sta apprezzando.

Come consideri il panorama musicale italiano? Cos’è che ti piace e cosa no?
Lo considero molto eterogeneo per cui lo vedo bene e mi piacciono tantissimi artisti, chi non vedo tanto bene è l’ascoltatore. Mi spiego: nell’ultimo anno sono nati tantissimi nuovi mezzi per ascoltare musica e tutti noi abbiamo la possibilità di usarli bene o male, purtroppo tantissima gente ancora non li utilizza proprio. Io sono ottimista per cui spero che sia solo una questione di tempo, piano piano tutti capiranno le potenzialità che questi nuovi portali ci offrono. Ormai chi scarica la musica illegalmente è out, non ha capito nulla.

“Condividere è il futuro della storia di questo disco”. Mi spieghi più precisamente questa frase che è contenuta nel comunicato stampa?
Sì, per me Condividere è il presente e il futuro, quando trovi il tuo team di lavoro e riesci ad ampliarlo sempre di più hai vinto. Da solo non sarei mai riuscito a raggiungere questo livello. Dai musicisti che suonano con me, alla mia etichetta INRI, ai ragazzi del management METATRON arrivando fino alla mia famiglia, sono tutti tasselli fondamentali per riuscire a continuare a fare musica in modo sereno in un mondo difficile in un momento difficilissimo.

Nel tuo disco, fra le righe, non mancano le frecciatine al sistema – che poi è formato da tutti noi – tipo “Ho toccato il fondo, sono un italiano, ho iniziato a scavare fino ad arrivare al mare”. Come giudichi la situazione politica attuale in Italia?
Questa è una frase che mi ha detto un mio amico americano, loro hanno questo detto sugli italiani, e mi ha fatto molto arrabbiare, poi ridere e poi scrivere una canzone.
Se ci pensi è un po’ vero e mi ci metto in mezzo, il fondo per noi non c’è. E’ un attitudine, mettiamola così, a evitare di dire ho fallito del tutto e quindi vedere sempre uno spiraglio (visione positiva) oppure è l’attitudine a non prenderci le nostre responsabilità in momenti bui in cui ci siamo ficcati da soli. La situazione politica di questi giorni rappresenta benissimo questa espressione.

Qual è la tua massima ambizione?
Convincere chi non sono ancora riuscito a convincere che la musica è fondamentale nella vita di tutti. Invece l’ambizione minima o comunque più raggiungibile è quella di poter fare il musicista per tutta la vita, forse già questa è molto grande…