Virtualmente è stato padre di milioni di bambini. Sir Robert Edwards, Premio Nobel 2010 per la medicina, avrà tantissimi “figli” che piangono la sua morte. A comunicare che lo scienzato a 87 anni ha smesso di vivere è l’università di Cambridge. Il medico britannico era stato insignito del prestigioso riconoscimento per le sue ricerche e i risultati ottenuti che hanno reso possibile trattare l’infertilità, un disturbo in crescita, che affligge più del 10% delle coppie nel mondo. Edwards era nato nel 1925 a Manchester, ed era professore nel prestigioso ateneo.

L’intuizione che gli è valsa il prestigioso riconoscimento risale agli anni ’50: già allora il fisiologo pensava che la fecondazione in vitro potesse essere usata come trattamento per l’infertilità. Seguono anni di studi ed esperimenti, coronati dal successo il 25 luglio del 1978 quando nasce la prima bimba ‘figlia’ della provetta. Louise è sana: è venuta alla luce con un cesareo, dopo una normale gravidanza di 9 mesi. Una pietra miliare nello sviluppo della medicina moderna. Il lavoro pionieristico di Edwards ha aperto la strada alle tecniche di fecondazione assistita oggi utilizzate con successo.

Le ricerche di Edwards cominciano negli anni ’50. Alcuni scienziati avevano dimostrato che cellule uovo di conigli potevano essere fecondate in provetta, dando origine a una vita. Il ricercatore decide di studiare se metodi simili possono essere usati anche nell’essere umano. Con una serie di esperimenti condotti insieme ad altri colleghi e collaboratori, fa importanti scoperte sulla fisiologia della riproduzione: come maturano gli ovuli, come differenti ormoni ne regolano il ciclo vitale e quando sono pronti per essere fecondati. Il primo successo in laboratorio arriva nel 1969, quando per la prima volta un ovulo viene fecondato in provetta. Ma le cellule non si dividono e non si forma alcun embrione. Edwards contatta allora il ginecologo Patrick Steptoe, pioniere della laparoscopia, una tecnica all’epoca nuova e controversa. La collaborazione dei due scienziati si rivela decisiva per fare della fecondazione in vitro una pratica medica. Steptoe usa il laparoscopio per rimuovere gli ovuli dalle ovaie, Edwards li mette in coltura e aggiunge lo sperma. Questa volta l’embrione si forma. I primi studi sono promettenti, ma il britannico Medical Research Council decide di non finanziare il progetto, che va avanti grazie a una donazione privata. L’esperimento spacca immediatamente la comunità scientifica, ma anche la società, in favorevoli e contrari. Edwards e Steptoe vanno avanti e perfezionano la tecnica. Nel 1978 Lesley e John Brown varcano la porta della clinica dopo 9 anni di tentativi falliti, il loro desiderio di avere un figlio sembra destinato a non essere esaudito. L’ovulo viene fecondato, si sviluppa in un embrione di otto cellule e viene reimpiantato nella donna. Nove mesi dopo nasce  una bimba è sana, con buona pace di quanti temevano che questa tecnica generasse mostri.

Con la nascita di Louise “la fecondazione in vitro passa da visione a realtà e comincia una nuova era della medicina”, sottolineò nel 2010 l’assemblea dei Nobel al Karolinska Institutet di Stoccolma nelle motivazioni dell’assegnazione del premio a Edwards. Insieme a Steptoe lo scienziato ha fondato la Bourn Hall Clinic a Cambridge, il primo centro al mondo di questo tipo. Da allora fino al 1986 nascono nella ‘clinica del Nobel’ 1.000 bambini, la metà dei piccoli venuti al mondo in provetta in tutto il mondo a quel tempo. La fecondazione in vitro si è perfezionata negli anni ed è oggi una tecnica diffusa, sicura ed efficace: nel 20-30% dei casi si arriva alla gravidanza e al parto.