Nel nome di Karol Wojtyla. È con questo spirito che Papa Francesco ha preso possesso della cattedra del vescovo di Roma, nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Quattro i “gesti wojtyliani” compiuti, in questa occasione, da Jorge Mario Bergoglio. Il più forte è stato senza dubbio quello di riprendere, durante la celebrazione eucaristica nella cattedrale di Roma, la croce astile dell’artista napoletano Lello Scorzelli. Un vessillo adoperato per primo da Paolo VI, dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, e poi da Giovanni Paolo I, ma che con Giovanni Paolo II ha assunto un significato unico. Al termine della Messa di inizio pontificato, infatti, il 22 ottobre 1978, il Papa venuto dall’Europa dell’est, oggi beato e ormai prossimo alla canonizzazione, lo brandì con il suo vigore giovanile mostrandolo ai numerosi fedeli presenti in piazza San Pietro. Un gesto unico e fuori da ogni rigido cerimoniale. Quella croce, nei ventisette anni del lungo regno wojtyliano, divenne, con il sopraggiungere della malattia del Papa polacco, un solo corpo con Giovanni Paolo II ormai piegato dalla sofferenza e, nell’ultimo tempo, ridotto al silenzio. Anche Benedetto XVI la adoperò all’inizio del suo pontificato, quasi come un testimone ricevuto dalle mani dal suo direttore predecessore, ma poi, dopo pochi anni, la abbandonò preferendo prima l’antica ferula di Pio IX e poi una croce astile più moderna realizzata ad hoc per lui. È proprio quest’ultima che Papa Francesco ha adoperato fin dall’indomani della sua elezione e che ha abbandonato, nella celebrazione di San Giovanni in Laterano, per quella realizzata da Scorzelli.

Secondo “gesto wojtyliano”: la benedizione della targa toponomastica con la quale è stata intitolata, dal comune di Roma, la piazza antistante il palazzo del Vicariato a Giovanni Paolo II. Qualcuno si è domandato perché sulla lapide non compaia il titolo di “beato”. La spiegazione è molto semplice: c’è già aria di canonizzazione per il Papa polacco. Il terzo “gesto wojtyliano” di Francesco è stato prendere possesso della cattedra del Vescovo di Roma nella domenica dedicata da Giovanni Paolo II alla divina misericordia. Entrambi i Pontefici, infatti, hanno una grande devozione per la misericordia, che è sicuramente la parola chiave dei due pontificati. È anche il termine maggiormente adoperato da Bergoglio in queste prime primissime settimane di regno ed è presente nel suo motto episcopale. Come ha ricordato Papa Francesco prima di recitare, insieme con i fedeli presenti in piazza San Pietro, la preghiera del Regina Coeli, Giovanni Paolo II morì proprio alla vigilia della domenica della divina misericordia, sabato 2 aprile 2005. Infine un ultimo “gesto wojtyliano”: affacciarsi, proprio come fece il Papa polacco, dalla loggia centrale della Basilica di San Giovani in Laterano per salutare e benedire i fedeli con i suoi ormai immancabili “buonasera” e “buona notte”.

Ora non pochi sperano che presto ci possa essere l’annuncio della canonizzazione di Giovanni Paolo II. Ma i tempi lunghi dell’iter delle cause dei santi, a cui anche Papa Francesco si dovrà adeguare, non fanno prevedere che ciò possa avvenire entro il 2013, ma più realisticamente nel prossimo anno.

Nell’intensa omelia della Messa per la presa di possesso della cattedra del Vescovo di Roma, Papa Francesco ha ricordato che “nella mia vita personale ho visto tante volte il volto misericordioso di Dio, la sua pazienza; ho visto anche in tante persone il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù dicendogli: Signore sono qui, accetta la mia povertà, nascondi nelle tue piaghe il mio peccato, lavalo col tuo sangue. E ho sempre visto che Dio l’ha fatto, ha accolto, consolato, lavato, amato”. Accanto al Papa c’erano il cardinale vicario di Roma, Agostino Vallini, sostenitore della candidatura di Bergoglio in conclave, e il suo predecessore Camillo Ruini, per oltre 15 anni alla guida della Cei.