I Marta sui Tubi sono arrivati a Bologna per uno showcase alla Galleria Acquaderni e per un concertone  in quel dell’Estragon. Il capoluogo felsineo lo conoscono bene; dieci anni fa suonavano all’incrocio tra via del Pratello e via Pietralata, proprio a fianco del distributore automatico di sigarette, “Sai  mai che il resto non finisse nel nostro piattino”. Da allora i Marta hanno ingrossato la loro discografia.  L’ultimo L.P. – per BMG/Tamburi Usati/Universal – si intitola Cinque, la Luna e le Spine. Ecco come ci rispondono quando gli chiediamo come lo definirebbero: “Affascinante, introspettivo, cupo, agghiacciante”. Noi aggiungiamo che è un album ricco di risvolti, da scoprire ascolto dopo ascolto.

Alla galleria Acquaderni, i Marta sui Tubi si presentano in formazione ridotta: Giovanni Gulino (voce), Carmelo Pipitone (voce e chitarra) e Mattia Boschi (violoncello e basso). Lo spazio è gremito. Netta la predominanza di ventenni, ma non mancano anche ascoltatori più attempati. Bello vedere nel parterre anche un paio di eccentrici clochard, per l’occasione con tanto di cravatta; ancor più bello vedere i tre dei Marta abbandonare la loro postazione per andarli a salutare.

Qualcuno mormora che l‘amicizia sia nata proprio nei vicoli di Bologna tra una canzone e un bicchier di vino. Prima di suonare ci tengono a sottolineare come il rapporto con la città sia sempre stato idilliaco: mai dato (o, per proprietà transitiva, avuto) fastidio ai residenti dal sonno leggero “Se non quell’unica volta in cui ci siam beccati una secchiata”. Dalla strada si son poi spostati nei locali, quelli più intimi e caratteristici: “Per qualche mese abbiamo suonato al Margot, eravamo pagati a vino, il locale era di fianco a casa, quando i parenti ci chiedevano come andava noi rispondevamo: ‘benissimo mamma, sold out tutte le sere!’ – il locale aveva cinque tavoli”. Il ricordo di Bologna è di una città tollerante. Ci tengono a sottolineare: “L’idea di chiamare il nostro secondo album C’è gente che deve dormire non nasce a Bologna, ma a Milano dove ci siamo trasferiti nel 2004″; Bologna, per Carmelo, non è solo un piacevole passato ma anche un bel presente: tutt’ora ci vive con la fidanzata.

Dopo le chiacchiere (a cui il sanguigno Carmelo sembra essere abbastanza insofferente, “Io voglio suonare”) si comincia con i virtuosismi baritonali di Dispari, seconda traccia del loro ultimo lavoro, nonché uno dei due brani presentati a Sanremo. La prima strofa sembra essere un attacco nemmeno troppo velato alla vacuità delle amicizie da social network, mentre il ritornello è un omaggio ad alcuni artisti: Oscar Wilde, Sonic Youth, Motorpsycho e Mallarmè. Al Festival, Mallarmè è stato sostituito con Paolo Benvegnù (artista che ammirano molto; il verso di Grandine “Perchè è sempre seducente chi vuol farci del male” sembra essere un tributo – nella melodia e nel testo –  all’artista milanese). Qui allo showcase, Mallarmè viene invece sostituito con Dalla.

Con Lucio i cinque hanno collaborato e fatto un paio di concerti, si sono però rifiutati di salire sul palco dell’ultimo concertone tenuto in suo onore. Gli abbiamo chiesto se, col senno di poi, si son pentiti: “Senza ombra di dubbio rifaremmo la stessa scelta. ‘Può salire sul palco solo uno di voi al massimo due, non tutti e cinque’, le condizioni erano queste”. Se Giovanni è più pacato nel riportare l’accaduto, Carmelo lo è meno: “Ci hanno detto: ‘Al massimo al chitarrista gli fate mettere una chitarra al collo’. Avrei dovuto far finta di suonare. Allora non mi invitare nemmeno. Tutto tranne Dalla quella sera lì, per quanto mi riguarda hanno usato il marchio, il nome Dalla per mettere in piedi ‘sta cosa!” continua Giovanni: “Hanno concesso spazio a tanti artisti che sono stati sul palco anche per venti minuti; noi ne chiedevamo tre per fare il pezzo che abbiamo fatto con Dalla, però volevano metterci a tutti i costi assieme ai giovani di Sanremo – che, per carità, rispettiamo – ma noi abbiamo la nostra età, non siamo giovani. Anche a Sanremo non eravamo tra i giovani, quindi abbiamo scelto di non partecipare quelle condizioni, ma ci hanno messo in cartellone lo stesso”.

Lo showcase prosegue con Camerieri (da Carne negli occhi) introdotta da un serrato dialogo tra chitarra e violoncello e La ladra. Non c’è che dire: i Marta sui tubi sono ottimi musicisti. Sanremo non li ha ammalati di boria, sono ancora quei ragazzi che si riunivano per suonare in strada. Sono rimasti musicisti senza diventare personaggi. Nella semplice grandezza del blues.