I carabinieri del Ros sono arrivati di primo pomeriggio a casa di Beppe Grillo. Motivo: mettere in atto una serie di misure di sicurezza per garantire al leader del Movimento 5 stelle l’incolumità dopo la lettera arrivata alla Procura di Palermo, datata 2 aprile, intestata al pm Nino Di Matteo: “Questo Paese non può finire governato da comici e da froci”. Una minaccia considerata pericolosa e attendibile. Non la penna di mitomani, tanto per intenderci, ma uno scritto che riporta alla mente degli inquirenti siciliani gli anni più oscuri. “Siamo preoccupati”, dicono. “E abbiamo sottovalutato fino a oggi quello che è stato lo tsunami nella politica italiana. Tsunami al quale le organizzazioni criminali non reagiscono mai bene”.

Il “frocio”, come dicono in modo sprezzante i mafiosi, potrebbe essere Rosario Crocetta, il politico di centrosinistra, omosessuale dichiarato, che governa la Sicilia da pochi mesi. Oppure il presidente della giunta regionale della Puglia, Nichi Vendola. Ma “comico” è lui, soltanto lui, Beppe Grillo. Che, dopo il blitz nella patria della mafia, è sbarcato a Roma e potrebbe mettere ancora più in pericolo gli equilibri criminali nella partita del governo.

Ma se i giornali tacciono – non è bastato un titolo in prima pagina del Fatto Quotidiano – ieri i vertici dei Ros e della Digos a Roma hanno deciso di agire. Bisogna intensificare la protezione a Grillo. Non si può attendere oltre: la lettera, precisa, circostanziata e ritenuta assolutamente credibile, non lascia tempo. Si parla di un “botto”, insomma, di una bomba. Si racconta che “Matteo (Messina Denaro, ndr) abbia dato l’assenso… abbia coinvolto altri uomini d’onore anche detenuti”.

D’altronde nella lettera si parla anche di una scadenza imminente: l’azione sarebbe fissata entro maggio. Cioè proprio nelle settimane convulse, confuse, che porteranno alla scelta del premier e del Capo dello Stato. Che decideranno del futuro dell’Italia. Se il Paese volterà davvero pagina lasciando la criminalità organizzata senza coperture istituzionali e politiche si deciderà adesso.

Sembra di rivivere la stagione delle stragi del 1992, con la bomba a Falcone arrivata nelle settimane dell’elezione del presidente della Repubblica (Oscar Luigi Scalfaro) e della formazione del governo. Troppe, davvero troppe circostanze che si ripetono. Allora c’era Toto Riina, era il periodo oscuro della mai chiarita trattativa Stato-mafia. Oggi, appunto, la guida è passata a Matteo Messina Denaro perennemente vicino alla cattura, ma sempre potentissimo anche dalla latitanza. Il suo regno, però, come il boss sa benissimo, potrebbe scricchiolare se non fosse più garantito dalla politica.

Che Cosa Nostra guardasse con preoccupata attenzione all’ascesa di Grillo lo aveva già raccontato settimane fa il Fatto: le intercettazioni dei boss nei giorni precedenti le elezioni avevano mostrato inquietudine. Il nome non compariva mai direttamente, ma accenni e silenzi portavano tutti in quella direzione. Ma ora non si scherza più. La sicurezza di Grillo nei mesi scorsi non era parsa un’emergenza. Poi il voto, il Cinque Stelle che schizza oltre il 25 per cento. Si comincia a parlare di governo. Insomma, i giochi si fanno grossi. Troppo grossi, rischiano di mettere in discussione l’impero della criminalità organizzata con i suoi 140 miliardi di affari. Mafia, ma anche ‘ndrangheta e camorra.

E il movimento di Grillo è considerato incontrollabile. Difficile, quasi impossibile da penetrare. Più dei partiti classici. Ecco allora che quella parola “comico” pare indicare un possibile obiettivo. Fa tremare gli investigatori. Anche perché Grillo di protezione finora non ne ha voluto sapere, al massimo si affida alla cura di qualche amico o collaboratore. Niente più, continua la vita di sempre. “Noi non possiamo imporre la scorta a chi non ricopre incarichi istituzionali. Se rifiuta la protezione dobbiamo starcene”, spiegano Ros e Digos che comunque hanno intensificato un servizio di vigilanza intorno a possibili obiettivi. Il tutto in un silenzio assordante. Solo Dario Fo, ieri, sul blog di Grillo, ha parlato di “clima del 1992”.

Da Il Fatto Quotidiano del 6 aprile 2013