Doveva essere un altro esempio di “buona politica” garantito dall’asse Pd – Movimento 5 stelle. E invece la legge sulla doppia preferenza di genere ha segnato la prima profonda crepa tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e i deputati del Movimento di Beppe Grillo. Dopo una lunghissima seduta straordinaria, infatti, nella notte il Parlamento siciliano ha approvato la norma richiesta a più riprese da ampie fette della società civile.

Dalle prossime elezioni amministrative – che per l’occasione sono state prorogate di quindici giorni – gli elettori siciliani potranno esprimere due preferenze: una per un candidato uomo ed un’altra per una candidata donna. Una norma creata per facilitare l’accesso delle donne alle cariche elettive, già prevista dal governo nazionale che con la legge 215 del 2012 aveva disciplinato la doppia preferenza di genere alle elezioni amministrative e regionali. Quella norma però non era stata, fino a questo momento, recepita da nessuna Regione, a parte la Campania. E dopo un lavoro a tappe forzate della Commissione affari istituzionali anche la Sicilia ha voluto mettersi in pari.

Ma la legge partorita dal Parlamento dell’isola presta il fianco a un pericolosissimo vulnus. “Questa norma consentirà il voto di scambio e il capillare controllo del consenso elettorale” sono state le pesanti parole con cui Giancarlo Cancelleri, capogruppo del Movimento 5 stelle all’Assemblea regionale siciliana, ha motivato il voto contrario dei 15 deputati di Beppe Grillo. “Spero che nel Movimento 5 stelle si apra una riflessione, per approvare leggi si fanno delle mediazioni, non si può pensare di incassare tutti i risultati”, ha risposto il governatore.

In origine sembrava che la legge tanto desiderata dal governo di Rosario Crocetta mettesse d’accordo anche i deputati del M5s. Il testo votato in aula però ha una sostanziale crepa: le due preferenze, infatti, si dovranno esprimere in un’unica scheda. Un vulnus che potrebbe facilmente fare il gioco dei vari ras locali delle preferenze, abilissimi a creare coppie di candidati uomo – donna “blindati” per tracciare la provenienza del voto. Un po’ come si faceva quando le preferenze erano multiple e a ogni candidato erano assegnati i numeri: i clamorosi “terni” di candidati indicavano un unico bacino clientelare di voti. Con la doppia preferenza di genere però si rischia addirittura di sfiorare l’assurdo. Nel caso in cui il voto per la candidata donna dovesse risultare nullo, il voto per il candidato uomo rimarrebbe comunque valido. Come dire che volendo i vari “collettori” di voti potrebbero impartire l’ordine di annullare la seconda preferenza, controllando militarmente i pacchetti di voti dei vari clientes. Un crepa pericolosa soprattutto in una Regione tristemente nota per lo strapotere del voto di scambio perpetuato in tutte le sue forme.

“Questo legge è una porcata. Serve a favorire il voto di scambio”, ha spiegato ancora Cancelleri, che ha visto respinte le richieste del Movimento 5 stelle come quella per istituire un seggio unico in ogni comune, o l’introduzione di una doppia scheda che avrebbe di fatto annullato il rischio del controllo del voto. Il disegno di legge bocciato dal M5s ha trovato però a sorpresa il sostegno dell’opposizione: alla fine Pdl e centrodestra hanno deciso di votare insieme ai deputati del Pd e dell’Udc che sostengono Crocetta. Una decisione inaspettata soltanto poche ore prima del voto.

Decisione stigmatizzata dalla giovane deputata del M5s Gianina Ciancio: “Bello vedere come le opinioni personali di certi deputati cambino nel giro di poche ore. Ed è curioso vedere come maggioranza e opposizione siano diventate così amiche. Il testo approvato in questa forma è pericolosissimo”. 

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