Dopo il weekend di Pasqua, i saggi di Napolitano sono passati alla prova dei mercati. Piazza Affari ha iniziato la settimana corta poco sotto la parità e ha poi virato in positivo per chiudere in rialzo dell’1,41 per cento, nonostante la minaccia di Moody’s di declassare il rating sovrano se non si troveranno in fretta soluzioni di governo. E lo spread è tornato sotto quota 340. Il differenziale tra titoli decennali italiani e tedeschi ha aperto in rialzo a quota 347 punti contro i 344 dell’ultima chiusura, con un rendimento pari al 4,75 per cento, e ha poi ripreso a calare. E ha chiuso a 330 punti con interessi al 4,61 per cento.

Tra i titoli peggiori alla Borsa di Milano, il Monte dei Paschi di Siena. Il titolo della banca è stato sospeso per due volte in mattinata per eccessiva volatilità, dopo avere perso oltre il 10 per cento. Fino all’intervento della Consob, che ha vietato per oggi e domani le vendite allo scoperto sul titolo e ha dimezzato le perdite del titolo che ha poi chiuso in calo del 2,81 per cento. A fare scattare le vendite è stato il taglio del 44 per cento del rating da parte degli analisti di Exane, alla luce del maxi buco registrato nel 2012 da 3,17 miliardi annunciato dall’istituto di credito giovedì scorso. Al crollo di Mps hanno seguito altri bancari in rosso, come Bpm (-1,11 per cento).

Il bilancio pubblicato dalla banca senese ha deluso gli analisti, che si aspettavano una perdita più moderata di “soltanto” 2 miliardi, da confrontare con un rosso di 4,69 miliardi dell’anno precedente. Sui conti della banca hanno inciso sicuramente svalutazioni complessive per circa 1,6 miliardi di euro. L’istituto ha avvertito inoltre che le rettifiche su crediti effettuate su pressing anche della Banca d’Italia sono state pari a 2,67 miliardi di euro, di cui 1,37 miliardi solo nel quarto trimestre.