Quando il 2 maggio del 2011, Barack Obama annunciò, in una conferenza stampa in tarda serata, che il nemico numero uno degli Stati Uniti, il responsabile degli attentati dell’11 settembre, Bin Laden, era stato ucciso, la fama dei Navy Seal, i militari dei corpi speciali che avevano portato a compimento la delicatissima missione, crebbe improvvisamente. In particolare, divennero famosi i componenti del Team 6, il gruppo cui era stata assegnata la missione che tenne Obama e i suoi con il fiato sospeso: un gruppo di uomini super addestrati a combattere via mare, aria e terra, da cui il nome della loro divisione (Sea Air Land). Una gloria, tuttavia, che si trasformò di lì a poco, in una specie di maledizione che ha colpito ancora, solo pochi giorni fa, quando, durante quello che il Dipartimento di Stato ha definito “un addestramento di routine”, Brett D. Shadle, che del Team 6 era stato protagonista, ha perso la vita dopo essere precipitato al suolo con il suo paracadute a seguito di una collisione con un altro commilitone che è ora in condizioni critiche.

La serie di incidenti, che ha contribuito a creare l’ombra di una maledizione intorno ai Navy Seal, ha avuto inizio solo pochi mesi dopo l’uccisione di Bin Laden, precisamente in agosto, quando ben 22 componenti del famoso Team 6 vennero sterminati durante un attacco in cui fu colpito l’elicottero sul quale viaggiavano insieme ad altri Seal appartenenti ad altri gruppi. Nella lista “nera” del team, c’è anche Matt Bissonnette, che fu costretto a dimettersi “con disonore” dal corpo perché reo di aver reso noti i dettagli dell’operazione, coperti da segreto militare, nel suo libro “No Easy Day”, pubblicato con lo pseudonimo di Mark Owen.

Bissonette, fra l’altro, fu responsabile anche dei provvedimenti disciplinari presi contro altri 6 membri del team che, coinvolti da lui, avevano aiutato, collaborando come consulenti, alla creazione del video gioco, basato proprio sulle loro azioni, “Medal of honor: Warfighter”. Non meno scalpore ha creato la storia di un altro componente del Team Six che, lo scorso febbraio, nel corso di un’intervista, ha rivelato di aver perso la sua copertura sanitaria per aver abbandonato i Navy Seal con tre anni di anticipo rispetto ai 20 previsti dal regolamento. Il soldato, di cui non sono stati rivelate le generalità e che si è presentato con il soprannome di “Shooter”, ha sostanzialmente perso i benefici sanitari perché, non avendo completato il periodo previsto, non ha raggiunto il minimo per accedere alla pensione. Durante l’intervista “Shooter” ha anche rilevato di essersi arruolato nei Navy Seal a 19 anni per dimenticare una pena d’amore “Al Qaeda – ha affermato – è stata decimata perché io avevo il cuore a pezzi”.

il Fatto Quotidiano, 2 Aprile 2013