Oltre al danno la beffa. L’ultimo capitolo della crisi greca non colpisce solo i portafogli degli abitanti, ma anche la loro salute. Le famiglie, per fronteggiare l’impennata del prezzo del gasolio da riscaldamento, sono tornate a scaldarsi con le stufe a legna, bruciando di tutto per risparmiare: vecchi mobili, legno dipinto, compensato, libri, vestiti e perfino plastica. Si è creata così una cappa anomala di smog che ha sovrastato per tutto l’inverno le aree più abitate. La conseguenza è un aumento delle malattie respiratorie, con ulteriore pressione sul sistema sanitario nazionale e sugli ospedali che sono già allo stremo, con le multinazionali che tagliano drasticamente la fornitura dei farmaci perché il governo non paga.

Lo confermano le ricerche di alcuni scienziati che negli ultimi mesi hanno analizzato la qualità dell’aria nei cieli delle principali città, soprattutto Atene e Salonicco: la presenza di polveri sprigionate nell’atmosfera dalla legna bruciata, dal dicembre 2010 a fine 2012, è aumentata del 200 per cento, arrivando a superare nella capitale greca di oltre 15 volte i livelli raccomandati dall’Unione europea. Il ritorno alle stufe a legna, secondo gli esperti, provoca un inquinamento superiore di 30 volte all’utilizzo del gasolio da riscaldamento. “Ci siamo accorti che l’inquinamento era più elevato in alcuni giorni, quindi abbiamo controllato la temperatura“, racconta Christodoulos Pilinis, professore e coordinatore del gruppo di scienziati che ha condotto il principale studio sul fenomeno. “E abbiamo notato così che nei giorni in cui la temperatura era sotto i cinque gradi la concentrazione di sostanze inquinanti nell’atmosfera aumentava significativamente, soprattutto in Atene”.

I camini hanno ricominciato a fumare da quando, l’anno scorso, il governo greco ha quasi raddoppiato il prezzo del gasolio da riscaldamento a 1,5 euro al litro, provocando un crollo della domanda pari all’80 per cento. La decisione è stata presa per contrastare la criminalità organizzata, che comprava il gasolio da riscaldamento in grande quantità e lo rivendeva spacciandolo per gasolio da trasporto, che costava il doppio, dopo avere eliminato il caratteristico colore rosso in modo che nessuno potesse distinguerlo. Il governo ha deciso così di pareggiare le tasse sui due tipi di gasolio perché stava perdendo troppo denaro.

La cappa di inquinamento ha fatto scattare chiamate di allarme e visite in ospedale tra i cittadini che hanno accusato problemi respiratori. “Abbiamo ricevuto diverse chiamate da persone che erano preoccupate oppure che avevano i primi sintomi di problemi respiratori, soprattutto tra chi già soffriva d’asma”, spiega Stefanos Sabatakakis, responsabile ambientale-sanitario dell’organizzazione Hellenic Center for Disease Control and Prevention, finanziata dal ministero della Salute. La nuvola provocata dalle stufe a legna, aggiunge Sabatakakis, può causare anche allergie. Non solo. Nello scenario peggiore, ovvero se l’inverno prossimo sarà particolarmente freddo, il rischio è un forte aumento di malattie più gravi come il cancro ai polmoni. Mentre per altri medici il pericolo è il danneggiamento del sistema neurologico e riproduttivo per chi è particolarmente esposto e perfino attacchi di cuore.

“Studi che provengono dalla World Health Organization, dalla nostra organizzazione e da molte università in Europa mostrano che una presenza elevata di particolato nell’aria può causare problemi gravi al sistema respiratorio”, spiega Sabatakakis, “mentre un comunicato rilasciato dal ministero della Salute ha confermato la correlazione tra l’aumento di visite negli ospedali e l’incremento delle polveri nell’atmosfera provocato dalle stufe a legna”.

A preoccupare gli esperti è soprattutto quello che succederà l’anno prossimo. L’inverno che si è appena concluso è stato infatti particolarmente mite, mentre in alcune parti della Grecia la temperatura può rimanere sotto zero per diversi mesi, con picchi fino a meno venti gradi. “Se ci sarà freddo per diversi giorni consecutivi il rischio è che la concentrazione di sostanze inquinanti si accumuli raggiungendo livelli estremamente alti, soprattutto se nulla interromperà il fenomeno. Per esempio piogge o venti forti”, spiega il professore Pilinis.

Ma il rischio non riguarda soltanto la salute dei cittadini. Il ritorno alle stufe a legna, infatti, ha scatenato un disboscamento selvaggio del territorio. Il ministero dell’ambiente ha avviato nel 2012 oltre 3mila cause e sequestrato più di 13mila tonnellate di alberi tagliati illegalmente. Hanno anche aperto moltissimi negozi abusivi per vendere legna spesso non adatta a essere bruciata, ancora troppo fresca oppure tagliata di notte eliminando alberi secolari dai pochi boschi rimasti in Grecia. I cittadini più disperati sono arrivati ad abbattere gli alberi dai parchi pubblici per portare a casa un po’ di legna. Con l’arrivo della primavera, per fortuna, è andato via anche il freddo e il problema è temporaneamente risolto. Ma l’anno prossimo, se il prezzo del gasolio non scenderà, le conseguenze rischiano di essere ben più gravi.