C’è il vertice e c’è anche il controvertice. Per due giorni le potenze emergenti del Brics  – che hanno deciso di creare una banca mondiale – sono riunite a Durban in Sudafrica. Nei giorni che hanno preceduto il summit, il presidente russo, Vladimir Putin, a capo di uno dei cinque Paesi che compongono il fortunato acronimo coniato nel 2001 da Jim O’Neil di Goldman Sachs, spiegava in un’intervista all’Itar-Tass che Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica avrebbero dovuto trasformare il consesso in un meccanismo di cooperazione strategica su più ampia scala, capace di far dare soluzioni ai problemi globali e farsi sentire sulle questioni più importante della politica internazionale. “Parlano come se fossero di sinistra, ma vanno verso destra” ha detto contatto dal fattoquotidiano.it il professor Patrick Bond, economista al Center for Civil Society della università di Kwa-Zulu Natal e animatore di Brics-from-below, il summit delle associazioni e della società civile, che contesta quella che definiscono la “retorica radicale” del summit.

“Fingono di essere contro l’imperialismo, ma in realtà ne sono parte, mettendo in pratica ciò che a parole dicono di voler contrastare, così da portare avanti il loro atteggiamento predatorio”, ha spiegato Bond. In un articolo su Pambazuka News, l’economista parla di quelle che a suo dire sono le tre ‘narrazioni’ attorno ai Brics. La prima è promossa dagli stessi governi e dagli intellettuali a loro vicini ed è quella che indica i Brics come coloro che hanno dato ai Paesi in via di sviluppo (dove va il 41 per cento degli investimenti diretti dei Brics), e in questo caso all’Africa, la possibilità di affrancarsi da forme di dipendenza neocolonialiste come gli aiuti stranieri e i consiglieri delle istituzioni finanziarie controllate dall’Occidente. La seconda narrazione, scrive Bond, è quella di incertezza tipica degli accademici e delle organizzazioni non governative, la terza quella della “sinistra indipendente” critica verso il processo in atto. “Sono un’amplificazione ed estensione del sistema attuale non un alternativa”, spiega Bond che aggiunge, “Con la sola eccezione del Brasile, il modello politico comune nei Brics è quello di una maggiore repressione unita a un profondo neoliberismo”. La prospettiva di un Sudafrica come porta per gli investimenti nel Continente potrebbe portare l’Africa a essere sopraffatta dai grandi gruppi del Brics, scrivono i promotori del contro vertice, secondo cui la corsa all’Africa del 21esimo secolo è già iniziata. In particolare puntano il dito su quella che sarà uno dei temi principali nell’agenda del vertice ufficiale: l’istituzione di una Banca dei Brics. La futura organizzazione, con un capitale iniziale da 50 miliardi di dollari, dovrà essere nelle intenzioni un contraltare da Sud alle istituzioni finanziarie che fino adesso hanno gestito l’economia globale e nelle quali le cinque potenze emergenti cercano un ruolo di maggior rilievo. La spartizione tradizionale prevede che la Banca mondale vada agli Stati Uniti e il Fondo monetario agli europei, in una divisione considerata non più adeguata ai nuovi equilibri globali. Per i partecipanti al “Brics dal basso” l’istituzione promossa dagli emergenti non farebbe che “aumentare il caos già in parte prodotto dal organismi finanziari multilaterali sul nostro sistema economico, sociale e ambientale e su quello degli Stati vicini”.

di Andrea Pira