No, non è il semplice gioco del fazzoletto. Questo, spiegano con entusiasmo, è il juego del sobre (gioco della bustarella). Al centro, con una busta in mano, c’è un tizio travestito da Luis Bárcenas, l’ex tesoriere del Partido popular, indagato per aver tenuto per anni una contabilità segreta che elargiva tangenti. Ai lati due squadre, dove i concorrenti possono usare qualsiasi trucco o sotterfugio per impadronirsi della busta. Perfino corrompere l’arbitro, mascherato da troika, con soldi in contanti.

A Puerta del Sol domenica si giocava così. Una maniera curiosa ma efficace di protesta, per denunciare come gli spazi pubblici stanno per essere “rubati ai cittadini”, ha spiegato Noelia, tra gli organizzatori del gioco e attivista nel barrio de las Letras del movimento degli indignados. Oltre 200 esponenti del 15 M si sono dati il turno per difendere il loro spazio storico: Puerta del Sol. La piazza più famosa della città, diventata emblema indiscusso delle proteste iberiche contro un sistema politico e una finanza che ha ridotto il Paese nel lastrico, rischia infatti di scomparire. O meglio di diventare una megaterrazza en plein air, per turisti affamati e commercianti pronti a fare businness.

Ana Botella, sindaco di Madrid e moglie dell’ex premier José María Aznar, lo aveva annunciato già lo scorso ottobre: 64 alberi tutto attorno, una pista ciclabile ma soprattutto un bar di 100 metri quadri e una terrazza tre volte più grande per rifocillare i passanti: “Un modo per rendere la piazza più confortevole e vivibile”, aveva detto, presentando il nuovo progetto su carta. Insomma oltre 400 metri quadri di suolo pubblico a uso privato. Fin dall’inizio l’opposizione comunale si era detta contraria. Ma il governo di Botella ha sempre assicurato che la ristrutturazione di Puerta del Sol non ha nulla a che vedere col fatto che la piazza sia diventata, dalla nascita del movimento degli indignati il 15 maggio 2011, un ritrovo abituale di raduni, manifestazioni, riunioni e assemblee collettive.

In realtà, tuonano gli indignados, “ci vogliono sfrattare, perfino da uno spazio pubblico. È una chiara trovata politica per impedire ai cittadini di manifestare e zittirci”. Come se non bastasse gli ultimi lavori realizzati a Puerta del Sol risalgono solo a tre anni fa. Allora la piazza era diventata pedonale e la giunta aveva negato l’autorizzazione a piantare alberi, dopo i suggerimenti arrivati dalla Comunidad. I motivi erano legati alla mancanza di profondità del terreno e alla sicurezza. “Parliamo di tre linee di metro più un gran numero di galleria di servizio che si snodano sotto la piazza”, ha ricordato il portavoce dell’opposizione David Ortega. “Nulla che non ci sia anche ora”.

Adesso però il Partido popular, che governava la città anche nel 2009, con buona pace degli studi tecnici, sembra aver cambiato idea. E in molti si chiedono se non sia solo l’ennesima trovata per contenere le proteste di piazza. “Potranno mettere tutti gli ostacoli che vorranno, ma le manifestazioni di protesta contro i tagli del governo continueranno ad esistere”, diceva alla presentazione del progetto il portavoce del Partito socialista Jaime Lissavetzky, che considerava l’idea “frivola”, in un momento di crisi, “quando ci sarebbero cose più urgenti cui pensare”. In attesa della modifica alla legge sul patrimonio storico che vuole abbassare gli standard di protezione di alcuni immobili per dare via libera al cantiere, gli indignados sono scesi a Puerta del Sol a rivendicare il diritto di protesta. Tutto con un gioco di parole: “que non te desPlaZen”. Cioè “non ti fare spiazzare”.