quadro-bushLasciando la Casa Bianca alla fine della sua presidenza, George Bush aveva fatto sapere che avrebbe mantenuto un basso profilo: una necessità, secondo molti, visto che il suo indice di gradimento, a quell’epoca, era fra i più bassi mai riportati da un presidente americano. Detto fatto: in questi ultimi quattro anni dell’ex inquilino della Casa Bianca si è sentito parlare poco, molto poco; spesso più per la sua assenza che per la sua presenza, come in occasione dell’ultimo giuramento di Obama, dove qualcuno notò che una delle differenze fra la seconda e la prima volta era, appunto, l’assenza di Laura e George Bush.
Di tanto in tanto, però, qualcuno lo riporta, suo malgrado, sotto le luci della ribalta, generalmente, non per meriti, com’è stato per la lettera del veterano Tomas Young che ha riaperto le polemiche mai sopite sulla guerra in Iraq. Oppure, come è avvenuto a febbraio quando un hacker che si firma Guccifer, è riuscito a violare l’account di posta dei Bush rivelando al mondo le sue doti di pittore, grazie alla pubblicazione delle immagini di alcuni dipinti, aventi per protagonisti cani di varie razze e dimensioni.

Sebbene la passione per i cani dell’ex presidente non fosse un segreto, si ignorava la sua dedizione alle tele e ai pennelli: dedizione che, al momento, avrebbe prodotto oltre 50 dipinti, quasi tutti ispirati ai quattro zampe. Negli ultimi, le cui immagini sono state appena pubblicate dal sito Gawker, i protagonisti sono spesso in coppia mentre, in uno in particolare, il cane, recluso dietro grandi sbarre, guarda malinconicamente la Casa Bianca che si intravede sullo sfondo.

Nostalgia della sala ovale e della possibilità di dichiarare guerra a destra e manca? Assolutamente no. Almeno secondo quanto dicono i Bush che, in diverse interviste, hanno definito la loro vita, “post presidenza”, addirittura “fantastica”. “Otto anni sono stati meravigliosi, io ero famoso e potente ma non ho più nessun desiderio di fama e potere” – ha confermato senza tentennamenti l’ex presidente aggiungendo di aver provato addirittura un certo “senso di liberazione” quando, finalmente, ha potuto ritirarsi a vita privata. Tanto da non aver mai voluto nemmeno parlare pubblicamente della sua attività filantropica a favore di un progetto per combattere il tumore alla cervice, in Africa, per il quale ha già contribuito a raccogliere ben 85 milioni di dollari. Probabilmente quest’ultima attività, più che la pittura, potrà restituire all’ex presidente, quella simpatia che la maggior parte degli americani ancora non sente di potergli concedere.

Il Fatto Quotidiano, 23 Marzo 2013