Dal 2006 c’è un commissario straordinario all’Arpa Lazio – l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale – nominato temporaneamente dall’allora governatore Piero Marrazzo per riorganizzarne i vertici amministrativi. Ma ormai è diventato di fatto un commissario “ordinario”. Tutto è iniziato 8 anni fa quando una legge regionale ha soppresso la figura del direttore generale. Così l’avvocato Corrado Carrubba è stato nominato commissario dell’Arpa, con la funzione di effettuare un riassetto amministrativo. Costo: circa 160mila euro annui, “pari al compenso percepito dal direttore generale delle aziende Asl del Lazio” si legge nel decreto. Una tipologia di incarico che avrebbe dovuto prevedere una breve durata. In realtà, dopo ben due legislature, il commissario è ancora saldamente alla guida dell’Agenzia, i vertici dell’agenzia non sono stati riorganizzati, la legge con la quale è stata istituita l’Arpa non è stata riformata e dal 2011 Carrubba è stato affiancato anche da un sub commissario, Giovanni Maria Arena, che percepisce un’indennità pari all’80% del suo compenso.

L’ex assessore all’ambiente della giunta Marrazzo, Filiberto Zaratti, aveva fissato per il commissario un’indennità di risultato pari al 20% dello stipendio per gli anni 2008 e 2009: di quale risultato si tratti, peraltro, è un mistero visto che il lavoro è ben suo compito principale è ancora lì che attende di essere iniziato. Insomma, secondo un breve calcolo, la Regione ha speso complessivamente circa un milione e mezzo di euro per riorganizzare i vertici dell’Arpa senza aver ottenuto alcun risultato. L’ex governatrice Renata Polverini aveva intuito che qualcosa non andava tant’è che nel decreto del 2011, con il quale è stato nominato il sub commissario e confermato il commissario, veniva posto un termine agli incarichi “non oltre il 30 settembre 2010”. La Polverini sottolineava anche che la gestione commissariale non poteva protrarsi sine die dando mandato al commissario di presentare una proposta di riforma. Una presa di coscienza di una situazione durata circa un anno, quando la Polverini ha emanato un nuovo decreto per la proroga degli incarichi di entrambi “fino alla nomina degli organi di amministrazione dell’Agenzia”.

Le responsabilità di questo stallo sono anche da attribuirsi all’assessorato all’Ambiente che dovrebbe dare indirizzi precisi al commissario per riformare la legge istitutiva dell’ente in questione. Mentre il commissario sta “riflettendo” su come riorganizzare i vertici dell’Arpa, sembra invece molto attivo sui rinnovi contrattuali dei manager vari dell’agenzia, coma già raccontato dal fattoquotidiano.it. Intanto i tecnici specializzati presenti sul territorio per monitorare le acque, controllare l’inquinamento dell’aria, la radioattività di alcuni ambienti e per la valutazione epidemiologica delle aree interessate dagli impianti di trattamento dei rifiuti, continuano a diminuire: l’agenzia dispone oggi di meno di 400 lavoratori, a fronte di un organico approvato dalla Regione Lazio di circa 750 unità.

“I tecnici Arpa – spiega Domenico Farina, coordinatore dell’Usb pubblico impiego della Regione – oltre a essere sottorganico rispetto alle stesse agenzie delle altre regioni sono anche sottopagati ed alcuni precari. Per le responsabilità che si assumono e le professionalità che mettono in campo, andrebbero pagati molto di più. Anche la condizione di precariato, che in parte siamo riusciti a risolvere, è quantomeno inopportuna per i tecnici Arpa, se non altro per i dati sensibili che trattano. E’ pura follia affidare a tempo determinato queste funzioni strategiche. Ciò che invece risulta inaccettabile – conclude il sindacalista – sono gli incarichi politici che vanno sotto il nome di commissari e sub commissari straordinari, che di straordinario hanno solo lo stipendio”.