Quei pochi soldi rimasti sono stati impiegati per rinnovare soltanto i contratti di tre dirigenti fino al 2014. E adesso, come già aveva paventato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, l’Arpa Lazio (Agenzia regionale per l’ambiente) potrebbe addirittura rischiare la chiusura. Sono più di cento i lavoratori, di una struttura già ridotta all’osso – l’Agenzia dispone oggi di meno di 400 lavoratori, a fronte di un organico approvato dalla Regione Lazio di circa 750 unità –, che sono stati lasciati fuori dal nuovo piano. 25 stanno già a casa: il loro contratto, scaduto il 30 aprile scorso, non è stato rinnovato (“C’era stato promesso”, ricorda uno dei precari).

E a loro, entro la fine dell’anno, se ne andranno ad aggiungere altri 80. Le risorse messe a disposizione dalla Regione sono esigue, tanto da indurre la stessa Agenzia a parlare di “effettive criticità e rischi sul piano delle attività”. Ma per i contratti di tre dirigenti, in scadenza anch’essi, lo sforzo si deve fare. Per i prossimi tre anni il responsabile degli affari generali, del laboratorio di microbiologia e quello dello staff sviluppo informativo dei sistemi organizzativi – figura, quest’ultima, introdotta dal commissario straordinario Carrubba – potranno dunque dormire sogni tranquilli. “Il budget messo a disposizione per i rinnovi contrattuali del 2012, circa 800 mila euro, è stato praticamente speso tutto per loro”, fa notare il sindacalista dell’Ugl Sanità Andrea Pediconi.

E, in effetti, dal sito dell’Agenzia regionale per l’ambiente, dove sono consultabili gli stipendi annuali di tutti i dirigenti, viene fuori che 66.769,30 euro è il totale delle tredici mensilità percepito dal responsabile degli affari generali; il capo dello staff sviluppo informativo dei sistemi organizzativi guadagna invece 72.329,96 euro; ammonta soltanto (si fa per dire) a 56.261,46 il compenso annuale che spetta al dirigente sanitario. I rimanenti spiccioli sono stati utilizzati infine per la proroga di qualche mese di pochi co.co.co. “E il budget è finito”, chiosa il sindacalista. Voce a parte quella per i compensi dei dirigenti della Direzione. Si tratta di Corrado Carruba, commissario straordinario nominato dall’ex presidente della Regione Piero Marrazzo (155 mila euro); del direttore tecnico e di quello amministrativo (124 mila euro ciascuno); il sub commissario Giovanni Maria Arena, nominato dalla Polverini (“Una nomina inutile perché senza deleghe”) guadagna invece poco meno di 20 mila euro l’anno.

“Ma non servono i dirigenti – prosegue il sindacalista – per monitorare le acque, controllare l’inquinamento dell’aria, la radioattività di alcuni ambienti, per la valutazione epidemiologica delle aree interessate dagli impianti di trattamento dei rifiuti, e ancora l’inquinamento acustico prodotto dagli aeroporti”. Ci sarebbe bisogno piuttosto di più tecnici specializzati presenti sul territorio, ma che invece continuano a diminuire. Di quella pianta organica di 750 persone (tra dirigenti, tecnici e amministrativi), approvata dalla Regione, in seguito ai continui tagli, sono rimasti in meno 400 – che caleranno a fine anno a 300 (contro i 1000 che hanno altre Arpa italiane) – di questi quaranta sono i dirigenti e oltre cento gli ammnistrativi. “Di conseguenza quei pochi tecnici rimasti – sottolinea Pediconi – non potranno più effettuare cosiddetti interventi di emergenza. Il rischio poi è che le aziende, sapendo che non facciamo i controlli, sversino i propri rifiuti in mare e nei fiumi, anziché smaltirli seguendo le giuste regole”. Chi si occuperà allora di tutelare la salute dei quasi 6 milioni di cittadini del Lazio?