“Dio vi perdoni per quello che avete fatto”. È il momento del brindisi, al termine della prima cena da Papa nella Casa Santa Marta, e Francesco guarda i 115 cardinali “colpevoli” della sua elezione. La battuta non è inedita, il copyright è di Albino Luciani, ma suscita non poca ilarità tra gli eminentissimi, gioiosi per aver dato alla Chiesa rapidamente un successore di Benedetto XVI, con una sola votazione in più rispetto al conclave che, otto anni fa, fece prevalere, al quarto scrutinio, Joseph Ratzinger proprio su Jorge Mario Bergoglio.

Ostenta felicità colui che nella clausura della Cappella Sistina ha svolto le funzioni del cardinale decano, ovvero Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi. Ha presieduto uno dei conclavi più difficili degli ultimi cento anni perché seguito non alla morte del Pontefice precedentemente regnante, ma alla sua rinuncia. Anche il camerlengo di Santa Romana Chiesa e Segretario di Stato di Benedetto XVI, Tarcisio Bertone, è visibilmente soddisfatto del risultato emerso dalla quinta votazione nella Cappella Sistina. Jorge Mario Bergoglio non è tra i suoi “nemici” e la possibilità di un passaggio di consegne al “premier” che Papa Francesco sceglierà non dovrebbe essere traumatico.

Delusione, invece, sul volto del cardinale Angelo Sodano che è rimasto fuori dal conclave. Avendo superato gli ottanta anni, l’età fatidica che per i porporati segna la perdita del diritto di votare il Papa, Sodano ha presieduto le dieci congregazioni generali che hanno preceduto la clausura e la Messa di apertura del conclave, ma è dovuto rimanere fuori dalla Cappella Sistina e attendere, come tutto il mondo, che il colore della fumata del comignolo fosse bianca per conoscere il nome dell’eletto. E Bergoglio non rientrava certamente nei profili individuati dal Segretario di Stato di Giovanni Paolo II. Nel collegio cardinalizio, con sfumature diverse, le dichiarazioni sono abbastanza entusiaste. Un ottimo feeling si è subito creato tra il cardinale vicario di Roma, Agostino Vallini, unico porporato citato da Papa Francesco nel suo primo discorso al mondo, e il nuovo Pontefice. Bergoglio lo ha voluto accanto a sé sulla loggia centrale della Basilica Vaticana insieme con il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, prefetto emerito della Congregazione per il clero. L’arcivescovo di New York, Timothy Michael Dolan, considerato papabile prima dell’extra omnes, ha rivelato che Papa Francesco ha preso sotto braccio il cardinale Hummes, prima di affacciarsi dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, e gli ha detto: “Tu vieni con me”. Secondo Dolan “abbiamo un nuovo Papa e ne abbiamo uno dannatamente buono”. Il presidente dei vescovi statunitensi, però, ha precisato che sbaglia chi si aspetta “grandi cambiamenti nella dottrina della Chiesa su questioni delicate come l’aborto o le nozze gay”. “Mi aspetto – ha affermato Dolan – che Bergoglio riesca a dare alla Chiesa un aspetto più attraente e accogliente. Però Papa Francesco non può cambiare la sostanza, le certezze della Chiesa, ma può sempre cambiare il modo in cui vengono presentate. Io – ha proseguito il porporato – penso che sia una persona abbastanza avveduta da dire: ‘Va bene gli insegnamenti tradizionali della Chiesa, ma bisogna anche riconoscere che molti di questi non riescono più a passare. E siccome non posso e non voglio cambiarli perché vengono dal Signore, posso però lavorare per renderli più allettanti, convincenti’. Penso che Papa Francesco farà proprio questo”.

Il “Papa rosso”, Fernando Filoni, prefetto di Propaganda Fide e papabile come Segretario di Stato di Francesco, ha affermato che “il Papa ci ha chiesto di andare nelle periferie. Il nuovo Pontefice ci ha detto che l’evangelizzazione suppone zelo apostolico. E che bisogna uscire, andare verso chi ha bisogno, ad annunciare il Vangelo nelle periferie”. “Non c’è stata nessuna esitazione da parte del neo Papa Francesco quando, appena eletto nella Cappella Sistina, gli è stata rivolta la domanda d’obbligo: ‘Accetti?’”. Lo ha raccontato il primate d’Irlanda Seán Baptist Brady. “Dopo l’accettazione – ha affermato il porporato – molto serenamente Bergoglio ha aggiunto che voleva essere chiamato Francesco”. Palpabile, invece, la delusione sul volto dell’arcivescovo di Milano, Angelo Scola. È lui, in questa elezione, a incarnare l’antico detto: “Chi entra Papa in conclave esce cardinale”.