Tre musei, tre opere, tre vicende, tre narratori d’eccezione. Questo il progetto Raccontami una storia nato a Bologna con l’idea di far vivere i musei non solo come contenitori artistici o documentativi. Tant’è che a partire dal 14 marzo alle Collezioni comunali d’arte di Palazzo d’Accursio prende il via primo dei tre appuntamenti in collaborazione con Laboratorio delle Idee, Pinacoteca Nazionale, Musei Civici d’Arte Antica, Museo Civico Archeologico e Unipol Banca di Bologna.

“Luogo di memorie e metamorfosi, il museo diventa lo spazio in cui il racconto può esplorare i significati del visibile ascoltando le immagini. – così afferma Francesco Giardinazzo, coordinatore artistico del progetto – Nel momento in cui una parola o un gesto diventano una storia, l’immaginazione accompagna la nostra percezione in un teatro del possibile, un labirinto nel quale gli occhi pensano. Raccontami una storia invita a riscoprire un patrimonio importante che va custodito e difeso, sapendo che l’arte ci appartiene come le storie che abbiamo imparato e appreso e che ci definiscono per sempre”.

Sarà la prima delle tre bolognesi eccellenti, la danzatrice Valeria Magli, ad avvicinarsi fisicamente al dipinto Ritratto di giovane dama (1635 circa – attribuito a Carlo Ceresa), leggendo la storia breve ammantata di mistero, La dama con lo scorpione, dove una gentildonna convoca un acclamato ritrattista per commissionargli il proprio ritratto. L’esecuzione del dipinto, tuttavia, è una scoperta, col progredire del ritratto, delle confessioni della donna e della sua passione per una spilla di ossidiana in forma di scorpione. Quel gioiello dovrà, completando il ritratto, svelare i segreti più inconfessabili della donna.

Seguiranno l’11 aprile alle 18 presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna lo sceneggiatore Michele Cogo; e il 16 maggio alle 18 presso il Museo Civico Archeologico di Bologna, la somellier e blogger di cucina Chiara Maci. Il primo leggerà Una volta l’anno, il racconto ispirato alle suggestioni  della ricca collezione di monete antiche del museo. La Maci, invece, ha scelto il genere epistolare, una lettera per raccontare sentimenti nascosti, ispirata dal Ritratto della madre Ginevra Pucci, 1610/1612 di Guido Reni.

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