Continua, a Trapani, il processo contro i presunti assassini del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, ucciso in un attentato 24 anni fa, a Lenzi, pochi passi dalla comunità Saman. Di udienza in udienza (46 in oltre due anni) la verità si fa strada nel fumo sparso dalla difesa di Vincenzo Virga e Vito Mazzara, i mafiosi alla sbarra.

Ieri, anniversario della nascita di Rostagno, a fare luce ha contribuito un teste eccellente, Corrado Augias.

Il conduttore di tante trasmissioni e autore di tanti libri di successo avrebbe dovuto essere l’asso nella manica della difesa, che coglie ogni possibile spunto per attribuire il delitto Rostagno a chiunque (famiglia, amici, comunità Saman, Lotta Continua) fuorché alla mafia. In questo caso l’occasione era data dalla puntata di Telefono Giallo che Augias dedicò al delitto Rostagno nel 1989, a un anno dall’assassinio.

Sulla trasmissione pesò l’assenza di Chicca Roveri, la compagna di Rostagno, e dei rappresentanti della comunità Saman, che non poterono interloquire con Augias quando, introducendo quella puntata, disse che “indagando” – giornalisticamente – sul delitto gli inviati di Telefono Giallo si erano trovati in mezzo a una “giungla”, cioè a un contesto molto particolare dove c’erano tanti elementi, piste, silenzi, omertà, atteggiamenti di preclusioni, posizioni precostituite.

Insomma, un’introduzione che per la difesa significava una sola cosa: le responsabilità del delitto andavano cercate dentro la “giungla” di Saman. Ma Augias in aula li ha smentiti. “Se allora potevo avere qualche dubbio sulla matrice mafiosa dell’omicidio di Rostagno, oggi non ne lo ho più” ha dichiarato.

Le difese lo hanno messo di fronte ai verbali risalenti al 1996, all’epoca della cosiddetta indagine “Codice Rosso” condotta dalla Procura di Trapani a proposito della “pista interna” alla Saman.

Allora furono sentiti anche Augias e Cavallone, oggi purtroppo deceduto. Le loro affermazioni, secondo i difensori degli imputati, andavano in un’unica direzione e cioè davano ragione alle ipotesi dei magistrati di Trapani. Invece Augias, ricostruendo i giorni di preparazione della trasmissione e riprendendo anche le sue dichiarazioni, ha ribadito che “la sensazione era quella che fosse stata la mafia ad uccidere…quel delitto aveva tante similitudini con l’omicidio di Peppino Impastato….Cavallone, tornato da Trapani, ebbe a dirmi che anche questa era la sua sensazione…in Sicilia quando si ammazza un giornalista è alla mafia che bisogna guardare”.

Augias ha anche ricordato la presenza in trasmissione dell’editore di Tele Scirocco, Peppe Bologna: “Il suo atteggiamento il suo negare la matrice mafiosa del delitto, cercava di allontanare con ogni mezzo l’ipotesi del delitto mafioso…sostenendo addirittura che Rostagno volesse passare da Rtc a Tele Scirocco…cosa che in studio fu negata da Boato e dai colleghi di Rtc di Rostagno…il senatore Marco Boato che era presente in studio aggredì l’avvocato Bologna dicendo che era rappresentante di quella cultura mafiosa”.

“In studio – ha detto Corrado Augias – a confermare la pista mafiosa ci fu anche il perito balistico professor Ugolini, che dimostrò l’uso di un fucile a canne mozze, ci fece vedere i pallettoni, ricostruì modalità di quel delitto modalità tipicamente mafiose”.

Un’ultima notazione. All’epoca, a far vacillare in Augias la convinzione che si trattasse di un delitto mafioso era stata la precisione chirurgica con cui i killer avevano abbattuto Rostagno ma lasciato in vita Monica Serra, la donna che era in auto con lui. La mafia che si faceva scrupolo di salvare una che non rientrava nell’obbiettivo? Strano! E invece no, non era strano per niente. La cronaca è piena di esecuzioni simili: Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, fu crivellato di colpi all’interno della sua auto da quattro killer il 6 gennaio del 1980. La moglie e il figlio che erano con lui rimasero illesi. Nessuno si azzardò ad annotare la cosa come un’anomalia. E ancora, l’ha ricordato il capo della Squadra Mobile Giuseppe Linares in aula a Trapani: l’agente penitenziario Giuseppe Montalto è stato ucciso il 23 dicembre del 1995, alla vigilia di Natale, davanti alla moglie incinta e alla bambina di 10 mesi. Entrambe rimaste illese. Per quel delitto è stato condannato Vito Mazzara, che è ora alla sbarra per l’omicidio di Mauro Rostagno. Identica la modalità dell’esecuzione mafiosa. 

Si continua il 13 marzo