Una terza via tra un governo di Pier Luigi Bersani e il ritorno obbligato alle urne. Nichi Vendola ipotizza, al termine della direzione di Sel – aggiornata a lunedì prossimo – una “maggioranza per il cambiamento. Il passaggio è molto stretto – dice – ma tutto ciò che andasse nella direzione opposta sarebbe drammatico per il Paese”. Dalla notte di lunedì si inseguono formule, si azzardano soluzioni, tra queste il governo tecnico: “Se dovessi utilizzare un’espressione parlerei piuttosto di un ‘governo di anti-tecnici’, ossia non un governo eterodiretto dalle lobbie economico finanziarie ma un esecutivo di personalità che incarnino, nella loro biografia, quel sentimento di protezione dei beni comuni. Personalità – conclude Vendola- e un programma che parlino al Paese”.

Sì, quindi, a un ‘piano B’ per uscire dall’impasse del dopo-voto, individuando un ‘profilo civico elevato’ che possa guidare un governo e ottenere l’appoggio anche dei parlamentari del 5 Stelle. Del resto durante la direzione nazionale si è discusso – dicono fonti del partito – proprio di questo: della necessità di una soluzione che non sia necessariamente legata alla presenza di Pier Luigi Bersani a palazzo Chigi: “L’alternativa non è o Bersani o il voto anticipato, non è ‘Bersani o morte’: si può individuare una personalità di altissimo profilo”, che non sia un tecnico ma una figura di primissimo piano, che possa formulare una piattaforma che tenga conto anche delle istanze sostenute dai ‘grillini’.

Tra le ipotesi che spiccano c’è quella di un governo affidato a Stefano Rodotà, il cui nome circola già da ieri. L’idea è stata discussa anche durante la direzione di Sel, spiega un esponente del movimento. Ed è considerata valida, non solo per la storia personale e politica di Rodotà, ma anche per il suo impegno degli ultimi anni sulla tutela dei diritti e dei beni comuni. Nel corso della riunione è stato fatto anche un esame del voto del 24 e 25 febbraio: sarebbe emersa, tra l’altro, una buona dose di autocritica nel modo in cui è stata affrontata la campagna elettorale. “Moltissimi dei temi e delle parole d’ordine che fanno parte del vocabolario di Sel fin dalle origini, come il reddito di cittadinanza o la riduzione delle spese militari – è la spiegazione –  sono state fatte proprie da Grillo e percepite come rivendicazioni del Cinque Stelle”.