Il tribunale di Salonicco ha decretato l’ergastolo per l’ex sindaco Vassilis Papageorgopoulos (senza alcuna attenuante) per aver rubato quasi diciotto milioni di euro di fondi comunali. Per la prima volta nella storia della repubblica ellenica un uomo politico è condannato al carcere a vita per un reato simile ed è un verdetto dal valore altamente significativo, perché pronunciata in un momento di crisi. Al popolo sono imposti sacrifici epici, mentre la casta non mostra di aver ben compreso la gravità della situazione, con sacche di privilegi ancora intoccati (come la fondazione della Camera dei Deputati con un costo di 2,5 milioni annui). Tutti concordano nel definire la pronuncia dei giudici come un segnale preciso alla classe politica greca, colpevole negli ultimi tre decenni di non aver vigilato a sufficienza sulla voragine economica che si è aperta nel Paese e che, complice gli sprechi e l’elevatissimo tasso di reati contro la pubblica amministrazione, hanno reso i conti ellenici disastrati.

Il panico che si è abbattuto su moltissimi amministratori pubblici che presto potrebbero finire nell’occhio del ciclone per una gestione scellerata di regioni e prefetture. Pochi mesi fa, in occasione delle indagini sulla lista Lagarde dei duemila evasori ellenici, fonti giudiziarie avevano confermato di aver scovato sui conti correnti di alcuni prefetti cifre astronomiche, come uno nella regione della Fthiotida che pare avesse liquidità disponibile per undici milioni di euro e su cui il nucleo di Polizia finanziaria, lo Sdoe, sta ancora indagando per accertarne la provenienza. 

Papageorgopoulos ha ottenuto una cella per non fumatori tra le urla degli altri detenuti, che lo hanno epitetato “atsalàkoto”, che in greco vuol dire senza pieghe, per via del doppio petto impeccabile che indossava al suo ingresso. Ed è il secondo nome eccellente ad essere finito in carcere. Il primo fu lo scorso maggio Akis Tsogatzopoulos, l’ex ministro della Difesa e braccio destro del premier Andreas Papandreou accusato di aver strutturato società off shore come vere e proprie scatole cinesi per almeno cento milioni di euro, “destinatarie” dei proventi di presunte tangenti per la fornitura di armi al paese che, è utile ricordare, è il secondo acquirente del continente per volume di affari (l’ultima commessa è di dieci miliardi di euro e risale al mese scorso, nonostante le misure lacrime e sangue imposte dalla troika). La giornata di ieri, con l’ingresso in carcere di Papageorgopoulos, scrive oggi il popolare il quotidiano Kathimerinì, “è una pietra miliare negli affari pubblici del paese anche per la combinazione con l’abolizione dell’immunità per i politici”.

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