E’ la scena della riunione.
E’ arrivato lui, o lei.
26 anni, giovane, laureato/a sul serio.
Te lo/la presentano.
Lo/la saluti con distacco e pensi Poverino/a. E’ giovane non sa come funziona qui”.
Poi iniziate a perdere tempo attorno a un tavolo con i vostri I-Pad, I-Phone, Samsung e il boss mostra le slaid fatte male.
Ed è già passata un’ora.
Poi è il turno del capetto.
E altre slaid.
Più belline.
C’è chi tuitta, c’è chi feisbucca, c’è chi disegna fiori, c’è chi guarda fuori dalla finestra e sogna di essere a sciare.
E altre slaid.
E un’altra ora e mezzo che passa.
Così.
Il giovane laureato/a fa notare che sono già passate quattro ore e non si è concluso nulla.
Il capo scuote la testa.
Il capetto, pure.
Lo fa per inerzia, vorrebbe essere lui il capo, allora fa quello che fa il capo perché il capo ha ragione, ha esperienza e soprattutto sa quali deretani leccare.
C’è imbarazzo.
Il giovane/a fa vedere delle slaid anche lui, è un’usanza che piace anche a lui, solo che le sue slaid sono apparentemente più interessanti, propositive e forse innovative.
Il capo scuote la testa.
Il capetto pure.
Gli altri presenti in sala apprezzano quanto appena esposto dal giovane laureato, ma non hanno il coraggio di dirlo (vogliono stare tranquilli) e guardano l’orologio in attesa dell’ora di pranzo.
L’intervento del giovane finisce qui.
Non va bene.
Troppe proposte, troppa voglia di cambiamento.
Ma dove crede di essere?
Qua nessuno ha voglia di cambiare.
Se è andata avanti così fino ad ora, vuol dire che va bene così.
Nel pomeriggio il capo convoca il giovane laureato e gli dice che sarebbe meglio che a breve si trovasse un altro lavoro che, se ancora non lo ha capito, non c’è bisogno di novità.
Tutto deve rimanere uguale.
Il capetto annuisce.
Qualche mese dopo il giovane se ne va altrove e se non cambierà atteggiamento non combinerà mai nulla nella propria vita professionale.
Lasciatemelo dire, ma questo giovane è proprio un “grillino”.