Un Papa da ‘museo’. In otto anni di regno Benedetto XVI ha rispolverato dall’armadio papale abiti caduti ormai in disuso e paramenti utilizzanti dal suo lontano predecessore Pio IX, l’ultimo Papa re dello Stato Pontificio. Nel 2007 la rivista statunitense Esquire, che si occupa prevalentemente di moda maschile, dedicò un ampio reportage all’abbigliamento di Benedetto XVI e a un accessorio in particolare: le famosissime scarpe rosse made in Novara.

“Dall’inizio del pontificato – racconta Adriano Stefanelli, l’artigiano che ha realizzato in questi ultimi otto anni le calzature del Papa – ne ho realizzate cinque paia, alle quali si aggiungono le pantofole da casa e le scarpe da montagna. Il primo ordine arrivò nel maggio del 2005, mentre le ultime le ho consegnate personalmente al Papa a Castel Gandolfo. Un onore riservato a pochi eletti, tra cui capi di stato e alti prelati – sottolinea Stefanelli, che non nasconde di essersi commosso – rivedere il Papa è sempre una grande emozione. Ho notato che le sue scarpe erano consumate, segno che sono comode, che vanno bene e questa per me è la soddisfazione più grande. Benedetto XVI – ricorda ancora Stefanelli – non ha mai smesso di indossare le mie scarpe, durante i viaggi internazionali in America, in Australia e in Africa. Ho chiesto al Papa se il lavoro andava bene, se vi erano esigenze particolari e se dovevo apportare eventuali modifiche – conclude il calzolaio novarese – ma, come si dice, scarpa che vince non si cambia”.

Divenuto Papa emerito, però, le calzature rosse andranno in pensione e saranno rimpiazzate da un comodissimo paio di mocassini marroni made in Messico. Le scarpe del Papa non sono l’unico accessorio che ha fatto parlare di sé. Benedetto XVI ha rispolverato alcuni copricapo che erano andati in disuso nel guardaroba papale. Il 21 dicembre 2005 fu la prima volta in cui, per proteggersi dal freddo pungente di piazza San Pietro, Ratzinger indossò il camauro. Era dal tempo di Giovanni XXIII, il Papa che indisse il Concilio Vaticano II, e che fu al timone della Chiesa di Roma dal 1958 al 1963, che quello scenografico copricapo non si vedeva in testa a un Pontefice. Oltre che per le foto dell’epoca e per le fiction dedicate a Angelo Giuseppe Roncalli, il camauro è conosciuto anche grazie alla storia dell’arte. Lo indossa, per esempio, il Leone X di Raffaello esposto agli Uffizi. Lo portavano abitualmente, in una versione invernale e in una estiva, tutti i Papi che si sono succeduti dalla metà del Trecento alla fine del Settecento. Nell’Ottocento fu usato saltuariamente. Era amato da Leone XIII e fu ripreso da Giovanni XXIII. Ma pare che tra Pecci e Roncalli fosse caduto in disuso, rimase invece la consuetudine di farlo indossare ai pontefici defunti. Lo si può vedere sul capo del beato Giovanni XXIII, il cui corpo è esposto in un’urna di vetro nella navata destra della Basilica di San Pietro dal settembre del 2000, ovvero da quando Giovanni Paolo II elevò il Papa buono alla gloria degli altari.

Il camauro invernale indossato spesso da Benedetto XVI è di velluto rosso foderato e bordato di ermellino bianco. La versione estiva, che non fu ripresa a suo tempo da Giovanni XXIII e che nemmeno Ratzinger ha mai indossato è, invece, foderata di raso rosso e bordata di panno bianco. Non è il solo accessorio in disuso ripreso da Ratzinger nei suoi otto anni di pontificato. L’8 dicembre 2005, per il tradizionale omaggio alla statua dell’Immacolata in piazza di Spagna, il Papa indossò per la prima volta una mozzetta, la mezza mantella degli ecclesiastici che copre solo le spalle, anch’essa di velluto rosso e bordata di ermellino. Si dice anche che all’interno dell’appartamento privato il Papa tedesco abbia sempre usato delle comode babbucce rosse imbottite di lana, somiglianti alle tradizionali pantofole papali che erano restate in uso anch’esse fino a Roncalli, e che erano state sostituite dai mocassini cremisi di Paolo VI e Giovanni Paolo II. In Vaticano precisano che non c’è da attribuire nessun significato particolare, e men che mai un sentimento nostalgico, al fatto che il Papa, nei suoi otto anni di pontificato, abbia rimesso in uso la mozzetta di ermellino e il camauro invernale.

È solo il desiderio di arricchire il vestiario papale per meglio resistere al freddo inverno romano. In campo liturgico si registrano le stesse scelte retrò in merito ai paramenti indossati da Benedetto XVI durante le celebrazioni. Complice anche il gusto antiquato del suo cerimoniere, il genovese Guido Marini. Tolta di mezzo la croce astile dell’artista napoletano contemporaneo Lello Scorzelli, adoperata sia da Paolo VI che da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha riutilizzato prima quella di Pio IX e poi una nuovissima realizzata proprio per lui che, seppure in chiave moderna, si rifaceva proprio al modello di quella dell’ultimo Papa re. Paramenti antichissimi e mitrie, il copricapo utilizzato dai vescovi durante le liturgie, altissime rispolverate a ogni celebrazione. Tutto il contrario della semplicità dei paramenti indossati da Giovanni Paolo II, che celebrava la Messa con gli stessi abiti di qualsiasi sacerdote della terra.

Un vestiario, quello utilizzato da Benedetto XVI, che non lo ha aiutato a bucare lo schermo televisivo, contribuendo a offrire al grande pubblico un’immagine di un Papa conservatore che ama indossare le sacre vesti del Papa che si dichiarò “prigioniero dello Stato italiano” dopo la breccia dei bersaglieri a Porta Pia, il 20 settembre 1870. Ultimo cimelio rispolverato da Benedetto XVI nell’ottobre 2012 è stato il fanone. Esso è formato da due mozzette sovrapposte l’una all’altra con quella inferiore più lunga di quella superiore. È di stoffa bianca e aurea, con lunghe linee perpendicolari, separate da una striscia amaranto o rossa. Sulla parte anteriore ha una croce ricamata in oro. Simboleggia lo scudo della fede che protegge la Chiesa cattolica, rappresentata dal Papa. Le fasce verticali di colore oro e argento rappresentano l’unità e l’indissolubilità della Chiesa latina e orientale. È stato ripreso dal Papa in diverse celebrazioni dell’Anno della fede, da lui indetto nel cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II e venti anni dopo l’approvazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. E il successore di Benedetto XVI tornerà al vestiario sobrio di Giovanni Paolo II o indosserà gli abiti ormai non più impolverati adoperati dal suo diretto predecessore?