Da Bratislava a Casablanca. Passando per Madrid e Berlino. Ventiquattro città alle quali si sono aggiunte all’ultimo anche Innsbruck e Maastricht. Senza contare il seggio organizzato in poche ore a Giuba, in Sud Sudan: 15 votanti in tutto. Poi le telefonate di solidarietà da Stati Uniti, Australia, Argentina e Brasile.

Chiuse le urne, finiti gli spogli, la voce di protesta degli studenti italiani all’estero, esclusi dal decreto legge numero 223 del 18 dicembre scorso, ha dato i risultati: vince la sinistra. I dati ufficiali d’affluenza parlano di 1247 persone che tra venerdì e sabato si sono recate ai seggi elettorali autogestiti per esprimere una preferenza, ma soprattutto per difendere il diritto di voto, dopo il no del Consiglio dei ministri lo scorso 22 gennaio e nonostante l’impegno del presidente del Consiglio uscente Mario Monti. L’unica soluzione per potere votare è infatti quella di iscriversi all’Aire, l’anagrafe italiani residenti all’estero. Ma può aderire solo chi vive fuori da più di 12 mesi. E la stragrande maggioranza dei progetti di studio va dai 3 ai 9 mesi. Così i ragazzi, grazie al tamtam sui social network, hanno organizzato un voto di protesta simbolico.

Dei 1247 votanti, 1029 sono studenti, 783 Erasmus. Gli altri appartengono ai progetti Leonardo, al Servizio civile europeo o sono lavoratori a tempo determinato. L’età media dei votanti è stata di 23 anni, compresa tra il picco minimo di 20, al seggio di York, e il massimo di 27 anni a Monaco di Baviera. Il popolo Erasmus ha comunque le idee chiare. Tabelle alla mano, la coalizione di centrosinistra vince con oltre il 40% delle preferenze. Sinistra ecologia e libertà di Nichi Vendola spopola a Lisbona, mentre il Pd di Bersani ottiene il massimo dei voti a Londra.

Ma la rivelazione tanto attesa in questa tornata elettorale è il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo: ottiene alla Camera il 25,5 % e al Senato il 33,4% diventando, per gli italiani all’estero senza diritto di voto, la seconda forza politica in Parlamento. Alla Camera la città più a 5 Stelle è stata Siviglia, con 59 preferenze, al Senato invece sono gli italiani di Dublino a scegliere il M5s.

E il centrodestra? Per gli Erasmus è già fuori dal Parlamento, con una caduta addirittura sotto il 3%, insieme a Fare per fermare il declino di Oscar Giannino. Scelta Civica e Rivoluzione civile a pari merito con circa l’11% delle preferenze alla Camera. Diverso il dato al Senato: Antonio Ingroia arriva al 9%, grazie ai voti di Berlino, mentre l’ex premier Mario Monti si ferma al 6,7%.

“I numeri son quelli che sono: la percentuale di votanti, alla fine, non è stata altissima. Si poteva sperare in qualcosa di più, sperare che gli italiani si lasciassero coinvolgere e ci appoggiassero. Ma noi ci abbiamo creduto fino in fondo, e non ci fermeremo qui”, spiega la coordinatrice di #iovotolostesso Antonella Frasca Caccia, studentessa palermitana a Madrid.

Anche tra gli Erasmus, insomma, ha vinto l’astensionismo. “Chi è riuscito a tornare in Italia l’ha fatto. Ma in molti ci hanno detto di non credere nella politica, nel voto. Quello che vogliamo dire a tutti è che il motore della nostra protesta è stata l’indignazione verso la mancata libertà di scelta. Pretendiamo di essere liberi di scegliere se votare, chi votare, e dove farlo. Questo è un problema che riguarda anche coloro che si sono astenuti, perché l’astensione gli è stata imposta, non scelta, e la differenza è immensa”, continua Antonella.

Tra bar, circoli collettivi, piazze, università e perfino le proprie camere in affitto, i ragazzi hanno allestito le urne autofinanziandosi. Ed è stata la comunità internazionale a incoraggiarli di più, indignata quanto loro. Gli spagnoli, per esempio, votano per posta come previsto dalla Costituzione, mentre i tedeschi possono perfino esprimere la propria preferenza, previa comunicazione, prima della tornata elettorale. In Francia basta una mail o addirittura un voto per delega. Frattanto gli studenti preparano il plico da inviare al ministero degli Interni, coi risultati e tanto di comunicato di protesta. Nella speranza di far cambiare idea alle istituzioni italiane.

di Silvia Ragusa