Oggi la Corte europea dei diritti umani si è pronunciata in materia di second-parent adoption, cioè l’adozione, da parte del partner del genitore, del figlio di quest’ultimo, in particolare nel contesto di una coppia di persone dello stesso sesso.

Certe sentenze vanno lette più volte, e quindi meditate e poi discusse. Ma questa già di suo ha una particolarità che merita sin d’ora la nostra attenzione. Essa contiene una lunga motivazione, tipica di un giudice che va al di là delle apparenze – e degli slogan ideologici – e si inserisce invece nelle pieghe del caso concreto, esaminandolo da più angolazioni e senza aver paura dell’insuccesso o dell’impopolarità che potrebbero insorgere in relazione al tema trattato. Una attenzione al vissuto umano, insomma, che è rara di questi tempi e che manca in molti dei politici, anche nostrani, che si riempiono la bocca di sciocchezze in questa materia.

Tema che risiede, come si diceva, nell’adozione da parte delle coppie gay e lesbiche. Qui la Corte fa il punto della propria giurisprudenza passata. Nota anzitutto che non c’è ancora stato un caso sulle adozioni congiunte da parte di coppie di persone dello stesso sesso, ma che già almeno tre decisioni importanti sono state prese in materia. Nei due casi Fretté (2002) e E.B. contro Francia (2008) veniva in rilievo l’istituto dell’adozione ai single. Qui la Corte ha chiarito che non sono ammesse discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale del richiedente l’adozione, neppure sotto la forma della (pluriutilizzata) giustificazione dell’assenza di figura paterna o materna. Nel caso Gas e Dubois contro Francia (2012), inoltre, la Corte ha precisato che non vi è discriminazione tra una coppia di donne pacsate e una coppia sposata in termini di accesso all’adozione del figlio del partner, trattandosi di due situazioni diverse.

Nella sentenza di oggi la Corte ha aggiunto considerazioni importanti.

In via generale, la Corte ribadisce che la tutela della famiglia “tradizionale” è un fine legittimo, idoneo astrattamente a giustificare una discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Nondimeno, non c’è stato fino ad ora un solo caso, nell’ultimo decennio almeno, in cui la Corte abbia considerato concretamente fondata tale giustificazione. Infatti, lo Stato deve “provare che escludere una determinata categoria di persone appare come una misura necessaria al fine di raggiungere tale scopo“; in altre parole, che per proteggere la famiglia tradizionale è necessario (e non semplicemente proporzionale) escludere le coppie gay e lesbiche dall’adozione del figlio del partner. La Corte rileva al riguardo che “il Governo non è stato in grado di addurre alcuna argomentazione specifica, alcuno studio scientifico o la minima prova che dimostri che una famiglia con due genitori dello stesso sesso non sia in grado di provvedere, in alcuna circostanza, ai bisogni di un bambino“.

Ecco un altro muro che cade. E non è l’unico.

La Corte vede forza nell’argomentazione, avanzata dalle ricorrenti, che le famiglie di fatto fondate su una coppia omosessuale esistono ma si vedono rifiutata la possibilità di ottenere un riconoscimento e una protezione da parte del diritto. Peraltro, dei 10 Stati del Consiglio d’Europa che oggi riconoscono la second-parent adoption ben sei – dunque la maggioranza – ne attribuiscono l’accesso anche a coppie dello stesso sesso.

Alla luce di tutte queste considerazioni, la Corte conclude che l’Austria ha violato la Convenzione europea dei diritti umani per non aver offerto alle coppie gay la possibilità di accedere alla step-parent adoption al pari delle coppie di fatto eterosessuali. Come spesso accade, le conclusioni celano un ragionamento che inciderà profondamente sulla giurisprudenza successiva.

Un punto, però, è molto chiaro: Strasburgo ci avverte, qualora ce ne dimenticassimo, che le coppie gay e lesbiche non vivono su un altro pianeta. Le loro richieste sono perfettamente legittime ed esigono una risposta da parte del diritto. Non siamo dunque lontani da uno scenario in cui anche le persone omosessuali godranno di pieni e pari diritti degli altri cittadini. Anch’essi sono nati uguali in dignità e diritti, come recitano molti strumenti internazionali.

Pierferdinando Casini ha al riguardo testé dichiarato che le adozioni gay costituiscono una “inquietante involuzione“.

La mancata considerazione del vissuto umano da parte del prossimo Parlamento italiano, questo sì, costituirebbe un’inquietante involuzione per il nostro Paese.