Parte civile contro l’ex presidente. Attraverso il suo legale Luca Santamaria, Telecom ha infatti chiesto di costituirsi parte civile nell’udienza d’apertura del processo a carico di Marco Tronchetti Provera, accusato di ricettazione per la vicenda dei dati captati illegalmente dall’Agenzia Kroll nel 2004 nell’ambito della vicenda sui dossier illeciti. A sentire i pm, l’ex numero uno di Telecom avrebbe ricevuto per “trarne profitto” dati trafugati dal colosso di investigazione Kroll con un’operazione di hackeraggio di uomini della sicurezza informatica di Telecom.

Nell’atto in cui è contenuta la richiesta di costituzione di parte civile per danni morali, patrimoniali e d’immagine s’ipotizzano “evidenti e significativi danni d’immagine e alla reputazione commerciale di Telecom tenuto conto dell’eco mediatica che questa vicenda e gli stessi reati, presupposto della ricettazione qui contestata, hanno determinato in Italia e all’estero almeno dal 2005 a oggi”. Non solo. Il gruppo ha specificato anche che “i fatti imputati all’ex presidente hanno dunque già cagionato danni patrimoniali alla società e sono suscettibili di cagionarne altri nel prossimo futuro”. Il gruppo di tlc, inoltre, ha rilevato che in relazione alla vicenda Kroll-dossier illegali “è proprio Telecom Italia – e non il suo ex presidente – ad essere il bersaglio” di alcune “‘iniziative giudiziarie” e “dunque è proprio la Società a doverne sopportare già da tempo gli ingenti costi, per il momento anche solo in termini di spese legali e di impiego di risorse interne”.

Il processo a carico di Tronchetti Provera, davanti al giudice della settima sezione penale di Milano Anna Calabi, vede al centro un cd con una serie di dati raccolti dall’agenzia di investigazione ‘Kroll’ e poi intercettati illegalmente dal ‘Tiger Team‘ nel 2004, ai tempi della ‘guerra’, finita anche nelle aule di giustizia, tra la società di telecomunicazione italiana e alcuni fondi di investimento brasiliani per il controllo di Brasil Telecom. A rinviare a giudizio, con citazione diretta, Tronchetti Provera è stato il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, che ha invece stralciato altri due ‘capitoli’ dell’inchiesta (per i reati di concorso in intrusione informatica e corruzione internazionale) sui dossier illegali nei quali era coinvolto Tronchetti, in vista dell’archiviazione.

Il presidente di Pirelli – difeso dall’avvocato Roberto Rampioni – è però finito sul banco degli imputati per l’affaire Kroll perché avrebbe ricevuto, al fine di “trarne profitto”, alcuni dati trafugati dal computer del colosso di investigazione con un’operazione di hackeraggio messa a punto da alcuni uomini della squadra informatica di Telecom, mentre si trovavano a Rio de Janeiro. L’allora presidente di Telecom, secondo l’accusa, sarebbe stato messo a conoscenza del contenuto dei file “illegalmente intercettati e poi sottratti alla Kroll” da Giuliano Tavaroli, all’epoca capo della security di Telecom e Pirelli. Tavaroli, in base alla ricostruzione degli inquirenti, previo accordo “specifico” con Tronchetti, avrebbe fatto pervenire in forma anonima i file alla segreteria dello stesso Tronchetti per poi essere ‘girati’ alla sicurezza per legittimarne l’utilizzo. Il reato ipotizzato si prescrive tra il 2014 e il 2015. Oggi, oltre a Telecom, hanno chiesto di costituirsi parti civili anche la Asati (associazione azionisti Telecom Italia), Carla Cico, ex ad di Brasil Telecom, il finanziere Daniel Dantas e un piccolo azionista. La discussione e la decisione sulle parti civili si terranno nella prossima udienza fissata per il 18 marzo.

Ma Tronchetti Provera non ci sta e annuncia azioni: ”Telecom Italia chiede di costituirsi parte civile nei miei confronti con argomenti che ignorano consapevolmente l’esito del processo appena celebrato dalla Corte d’Assise di Milano”. L’ex presidente precisa di aver dato mandato ai suoi legali “di valutare ogni azione a tutela della mia immagine e onorabilità anche nei confronti di Telecom Italia. E’ un dato di fatto la mia totale estraneità alle attività di dossieraggio illegale evidenziata senza equivoci non solo dai lunghi anni d’indagine da parte della Procura di Milano, ma anche dalla recente conclusione del processo, che ha reso esplicite le responsabilità dell’intera vicenda, sebbene in più occasioni anche Telecom Italia abbia tentato di ricondurle a me”. “In sede processuale – prosegue Tronchetti – sono emerse in modo chiaro quali fossero le finalità e il modus operandi dei soggetti condannati per le attività illecite di cui si sono resi protagonisti. Ignorarle rende sempre più evidente il tentativo, in parte riuscito, di manipolare la realtà cercando di attribuirmi responsabilità di comportamenti illegali che invece ho sempre combattuto e contribuito a svelare e a denunciare”.

“Il processo che si è aperto stamane riguarda esclusivamente una ipotesi di ricettazione nella cosiddetta ‘vicenda Kroll’. Come noto, in questo caso il mio ruolo è stato ispirato alla tutela dell’azienda di cui allora ero alla guida. E’ importante ricordare ancora una volta – prosegue – che il materiale pervenuto nella sede della Società, oggetto del contestato reato e comprovante lo spionaggio eseguito dall’agenzia Kroll ai danni di Telecom Italia, fu immediatamente inviato all’autorità giudiziaria brasiliana e, successivamente, a quella italiana”. E’ palese, secondo Tronchetti, “che tale comportamento fu certamente non in danno di Telecom Italia, ma volto a tutelare l’azienda. Va infatti ribadito che la Kroll aveva posto in essere azioni contro Telecom Italia già prima dell’ingresso indiretto della Pirelli nella compagine azionaria e, successivamente, anche contro di me e la mia famiglia. Per tale comportamento – conclude – la stessa Kroll, attraverso la sua controllante Marsch, ha ripetutamente formalizzato le proprie scuse per le attività in danno della Società, della mia famiglia e mio personale”.