Nella partita che si gioca sullo Ior, Tarcisio Bertone va di nuovo in goal. Nella Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione, esce di scena il cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede (Aif), nemico del Segretario di Stato di Benedetto XVI. Al suo posto Domenico Calcagno, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), uomo fidatissimo di Bertone. Dopo la nomina, ieri, del nuovo presidente della banca vaticana, Ernst von Freyberg, oggi arriva il nuovo colpo di scena con la regia del Segretario di Stato.

Benedetto XVI, infatti, ha rinnovato per un quinquennio la Commissione Cardinalizia di Vigilanza dello Ior confermando Bertone nel ruolo di presidente e i cardinali Jean-Louis Tauran (presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso), Odilo Pedro Scherer (Arcivescovo di San Paolo) e Telesphore Placidus Toppo (Arcivescovo di Ranchi). L’unico a essere sostituito è il cardinale Nicora e per di più da un uomo fidatissimo di Bertone. La porpora di Calcagno, infatti, è tutto merito del Segretario di Stato di Ratzinger. Sacerdote genovese, nel 2002 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Savona-Noli e da qui inizia una carriera strepitosa e rapidissima. Nel 2007 Benedetto XVI lo chiama a Roma come segretario dell’Apsa e subentra a Nicora quattro anni dopo. Nel febbraio 2012, grazie alla fondamentale insistenza di Bertone, il suo nome viene inserito tra i nuovi cardinali del penultimo concistoro di Ratzinger.

Oggi togliendo Nicora dallo banca vaticana il Segretario di Stato ha scisso ogni legame tra lo Ior e l’Aif. Esattamente un anno fa Il Fatto Quotidiano era entrato in possesso di due documenti riservati redatti dal cardinale Nicora e dal professor Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale della Città del Vaticano, che raccontavano qual è la vera politica della Santa Sede sull’antiriciclaggio. Una politica che nei fatti somiglia a quella di uno dei tanti paradisi fiscali del mondo, come emergeva dai quei documenti. Quello che sconcerta maggiormente è che la resa dei conti finale avvenga nell’imminente inizio della sede vacante e a carte ormai scoperte.

Benedettto XVI nomina per cinque anni, ovvero fino al 2018, Bertone alla presidenza della Commissione Cardinalizia di Vigilanza dello Ior nonostante il porporato si appresti a compiere, il prossimo 2 dicembre, 79 anni. Il Codice di Diritto Canonico prevede al compimento dell’ottantesimo anno di vita che tutti i porporati perdano, non solo il diritto di voto in conclave, ma anche ogni loro carica nella Curia romana. Ciò vuol dire che alla fine del 2014 soltanto il nuovo Papa potrà decidere se lasciare che Bertone decada dalla presidenza della Commissione Cardinalizia di Vigilanza dello Ior oppure no. Uno scenario diverso, però, almeno al momento, è assolutamente inimmaginabile. Tra l’altro, il cardinale Nicora, sostituto oggi nella commissione, compirà il prossimo 16 marzo settantasei anni e quindi, se fosse stato riconfermato dal Papa, sarebbe rimasto nell’organismo molto probabilmente più a lungo del porporato salesiano. Prima che ciò fosse irrimediabile, Bertone ha fatto intervenire Benedetto XVI inserendo nell’organismo un suo uomo che continuerà a far sentire la sua voce anche quando, per i limiti d’età, non ne sarà più il presidente.