Il ricatto del “voto utile” è una prassi tanto fastidiosa quanto assai cara al centrosinistra italiano. Il quale, pur conscio di essere insuperabile a sbagliare (e perdere) da solo, preferisce incolpare gli altri. Meglio ancora se identificabili con partiti o movimenti medio-piccoli, dichiaratamente non berlusconiani ma al tempo stesso alternativi a Pd e derivati.

E’ noto l’esilarante “Assioma Bresso”, che incolpò il Movimento 5 Stelle di avere consegnato il Piemonte al noto statista Cota. Teoria colpevolmente autoassolutoria, nonché intellettualmente disonesta, che Beppe Grillo rovesciò con facilità (“Siamo noi che abbiamo perso per colpa del Pd”) ma che rimane di moda. Ancor più per le prossime elezioni. Ovviamente il voto si conquista, non si esige. E altrettanto ovviamente un elettore sostiene chi gli pare. C’è però un gigantesco “ma”, di tipo prettamente aritmetico, e riguarda il Porcellum. Se non si raggiunge il 4 percento alla Camera e l’8 percento in ogni regione al Senato, votare quei partiti/movimenti diviene aritmeticamente inutile. A meno che quelle forze politiche non siano alleate con partiti in grado di oltrepassare la soglia (il caso di Sel).

Fino a prova contraria, si vota non solo per sentirsi più duri e puri degli altri, ma anche per ottenere effetti concreti. Chi scelse M5S in Piemonte nel 2010 non disperse il voto: ottenne dei consiglieri attivisti 5 Stelle. Chi voterà Rivoluzione Civile tra dodici giorni alla Camera, probabilmente, contribuirà a superare il 4 percento (ottenendo quindi un gruppo di deputati). Non così al Senato, dove – comunque la si giri – votare Ingroia è irrilevante, fatte salve (forse) una o due regioni (tra cui la Campania). Appoggiare Rc al Senato in Piemonte sarà inutile; idem in Veneto; idem in Toscana; idem praticamente ovunque, perché l’8 percento è una chimera irraggiungibile (con buona pace di chi se la prende con i sondaggisti che remano contro).

Non si tratta di aiutare o meno il Pd (che non fa nulla per essere aiutato, anzitutto dagli ingroiani). Il punto è esprimere un voto che determini un effetto reale e non solo virtuale (o virtuoso). In estrema sintesi: ai sostenitori di Ingroia, quando voteranno al Senato, importerà eleggere senatori o sentirsi semplicemente fighi? Se mirano al secondo obiettivo, nulla da dire: ognuno insegue gli onanismi che preferisce. Se invece desiderano incidere concretamente sul futuro della politica, il voto disgiunto (non “utile”) è l’unica opzione. Ovvero: votare Rivoluzione Civile alla Camera e, al Senato, Sinistra e Libertà (se si vuole spostare l’asse del nuovo governo verso sinistra) oppure M5S (se si desidera una presenza più massiccia di altrapolitica che non faccia sconti alla casta).

Rivoluzione Civile agogna una politica diversa, una sinistra più forte e la fine politica di Monti e Berlusconi: incaponirsi su RC anche al Senato porterà all’esatto opposto.