Prima sono rimasti senza stipendio per quattro mesi, e poi un fax li ha informati che “per il mancato rinnovo della convenzione per l’anno 2013”, sarebbero stati lasciati a casa. E’ accaduto a sette dipendenti della Uil di Reggio Emilia,  l’Unione italiana lavoro, uno dei tre sindacati nazionali che dal 1950 opera nel territorio per “difendere i diritti dei lavoratori”. Sette impiegati del Caf locale, rimasti senza lavoro quando da Roma, il Centro assistenza fiscale nazionale ha stabilito che “non c’erano più i requisiti perché la struttura territoriale continuasse a operare”. Tanto che con poche righe, inviate ai dipendenti “senza preavviso”, li ha liquidati, “con l’inibizione immediata dallo svolgere qualunque attività riguardante il Caf”.

A denunciare la situazione è stato l’ex segretario della Uil di Reggio Emilia, Luigi Angeletti, omonimo del segretario confederale, che a Libero Quotidiano ha raccontato dell’iniqua ripartizione dei fondi, tra sede nazionale e organi territoriali, che ha contribuito generare le difficoltà finanziarie causa del mancato rinnovo della convenzione, e a indurlo a rassegnare le dimissioni. Tanto che oggi, la struttura è commissariata, e il Commissario indicato a gestire le pratiche “di ordinaria amministrazione” è Gianfranco Martelli, Segretario generale della Uil Emilia Romagna. “Ognuno dei 4mila iscritti di Reggio Emilia ha versato mensilmente 10 euro – racconta Angeletti – quindi complessivamente una somma di 40mila euro mensili. Gli accrediti venivano inviati alla segreteria generale di Roma, la quale stornava alla Uil di Reggio l’importo di 1400 euro mensili”.

Una cifra troppo bassa per gestire la struttura, che secondo la sede nazionale del sindacato “aveva problemi finanziari”, così la Uil locale si è rivolta alle banche. Perché da Roma i fondi stanziati non sono aumentati nonostante l’ex segretario avesse provato a chiedere “bilanci più trasparenti”, a ottobre 2012, quando a Bellaria ci fu la conferenza organizzativa. Senza però ottenere risposta. Così scelse di far un passo indietro.

A spiegare la situazione a ilfattoquotidiano.it, è lo stesso commissario Martelli. “La sede al momento non è chiusa – spiega, anche se al telefono non risponde nessuno – tuttavia stiamo lavorando a un progetto di riordino territoriale per accorpare le piccole realtà, prive dei requisiti necessari a renderle strutture autonome. Non seguiremo per forza la linea istituzionale tracciata per le Provincie, però le sedi con un numero inferiore di tesserati subiranno un nuovo assetto. E’ probabile che Reggio Emilia si unirà a Modena, ma per ora è tutto provvisorio, il quadro completo sarà a pronto ad aprile e lo presenteremo alla conferenza organizzativa regionale che si terrà il 22 e il 23 maggio”.

A Reggio Emilia, quindi, rimarrà solo un presidio territoriale, dimensioni ridotte e meno dipendenti. Come mai, però, proprio uno dei principali sindacati nazionali licenzia i propri lavoratori senza preavviso, senza una telefonata, con un semplice fax? “Non mi risulta che siano ancora stati licenziati – risponde Martelli – so che il Caf non ha ritenuto ci fossero i requisiti per continuare la collaborazione con la S.r.l locale, ma approfondiremo la situazione e cercheremo di chiarire come sono andate le cose”.

Per il momento il servizio è stato affidato alla sede di Bologna, e i lavoratori del Caf di Reggio Emilia sono senza lavoro. Difficile dire se, concluso il piano di riordino, quello che trasformerà le camere sindacali provinciali in sedi territoriali, saranno nuovamente assunti o reimpiegati altrove, magari nella nuova struttura nata dal possibile accorpamento con Modena. Oppure se per loro verranno attivati ammortizzatori sociali.

Certo è che i dati sul mercato del lavoro diffusi proprio dalla Uil nel mese di gennaio parlano chiaro. “Perdiamo 2000 posti di lavoro al giorno – ha sottolineato Angeletti, il segretario generale della Uil, parlando alla stampa italiana – la situazione è catastrofica”. A maggior ragione lo è in Emilia Romagna, dove il terremoto ha lasciato ai suoi abitanti un’eredità da 3.974 cassaintegrati e una disoccupazione in impennata, già oltre la soglia del 7%.